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Luciano Deriu 7 gennaio 2016
L'opinione di Luciano Deriu
Buon 2016 l´anno del Puc e della buca


Il 2016 sarà l’anno del Piano Urbanistico Comunale. Così è stato annunciato dall’Amministrazione di Alghero. È una buona notizia. La gestazione di questo piano parte da molto lontano, dal 1998. L’attuale Amministrazione, ha investito molto nel lavoro di pianificazione per disegnare, si spera, una visione finalmente matura della città, adeguata al suo ruolo. Che dovrebbe essere quello dell’offerta di un turismo sostenibile, che rompe la stagionalità, si integra con la buona qualità della vita, con un’agricoltura che si espande nel territorio, guardando sempre di più alla salute e al biologico, con una offerta di servizi e artigianato che lavorano tutto l’anno.

La città che vorremmo uscisse da questo PUC è una città nuova che si dedica, come dice Renzo Piano, al “rammendo”, recupera e riqualifica l’esistente. E, se deve aggiungere qualche cubatura, privilegia la qualità e non la quantità dei metri cubi. Ciò vuol dire rinunciare per sempre all’urbanistica intensiva, ai brutti palazzoni da periferia metropolitana che dagli anni Sessanta in poi hanno rovinato il volto di Alghero,vuol dire prevedere una nuova tipologia abitativa con larghi spazi verdi e palazzine di buona qualità e di dimensioni contenute, fornite di un’identità architettonica non casuale ma pianificata secondo i criteri di una città mediterranea.

Ma quello che più vorremmo è che il 2016 fosse anche l’anno della buca. Per dire che la priorità dell’anno dovrebbe essere anche e finalmente il decoro urbano. A iniziare dalle buche che devastano le strade cittadine, ormai adatte più ai cingolati che alle normali berline in circolazione. L’anno che ci lasciamo dietro ha visto importanti novità. La circonvallazione della città e la strada extraurbana Alghero-Sassari, seppure con qualche incidente di percorso (positivo, perché la revisione del progetto dovrà ridimensionare l’impatto ambientale), sembrano ormai certe e in dirittura d’arrivo.

Ai nostri occhi di osservatori, il gruppo politico che traina l’esperienza amministrativa appare assai motivato e coeso, fornito di una solida cultura che viene dal cattolicesimo sociale ed è forse in questo campo che ha dato il meglio di sé. Memorabile rimane la sistemazione dei Rom, una questione irrisolta da decenni, che è valsa all’Amministrazione di Alghero un riconoscimento sui media nazionali e perfino un’audizione in Senato. Meno solida nei nostri decisori politici appare invece la cultura ambientale. Perché, data per scontata l’onestà di intenti, il decoro urbano non è stata un’assoluta priorità. Eppure siamo convinti che il rammendo della città sia proprio l’indicatore principale del successo di un’esperienza amministrativa, nonché della qualità della città, dei cittadini e degli ospiti. Sistemati i Rom, il campo è rimasto privo delle necessarie bonifiche.

Mentre altre città sperimentano politiche fortemente innovative, arrivando perfino a realizzare contratti di baratto, i nostri hanno utilizzato politiche tradizionali, con le consuete lungaggini ed inefficienza che conosciamo da anni e non con azioni coraggiose e partecipate, come era stato promesso e come era necessario fare. Non solo buche e marciapiedi sberciati, ma erbacce infestanti, scarabocchi murali, facciate scrostate, imperversano ovunque. E mondezza. Per la quale era assolutamente necessario evitare i tempi lunghi dell’appalto. E, accanto all’appalto, prevedere azioni integrate capaci di coinvolgere la città. Perché non bisogna dimenticare che alla fine (e anche all’inizio dell’anno) Alghero siamo noi.

*delegato regionale Legambiente
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