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Bruno Costantino 23 gennaio 2016
L'opinione di Bruno Costantino
Con Ryanair io non sono stato fermo a guardare


Il mio parere sul fenomeno dei “low cost”, qualche anno fa, era un pò critico solo per il fatto che, agli ovvi benefici del poter viaggiare a basso costo, affiancavo delle domande sul quale sarebbe stato l’effetto del porre una realtà economica (molto fragile) come quella del nostro nord ovest della Sardegna a 30 euro di distanza da un economia forte come quella di Londra, senza aver cercato di tenere sotto controllo questo fenomeno e senza cercare di capire come questo avrebbe influito nei settori extraturismo.

Oggi quei miei dubbi svaniscono di fronte alla realtà, o meglio quei dubbi vengono messi in secondo piano. Oggi i voli a “basso costo” non sono solo ed esclusivamente un beneficio per il turismo o per l’economia della nostra isola, ma questi sono andati pian piano a colmare un grande e sempre presente bisogno della nostra terra e di noi sardi, il bisogno e la necessità di continuità territoriale. Tutti i collegamenti marittimi e aerei a basso costo e non, da e per la Sardegna, non sono utilizzati solo a fini turistici, ma sono utilizzati anche dai sardi per collegarsi al resto del mondo.

Senza di questi non tutti i sardi avrebbero viaggiato così come hanno fatto negli ultimi anni, non tutti avrebbero potuto visitare luoghi sognati, non tutti avrebbero potuto raggiungere i loro parenti residenti in altre parti del mondo, non tutti avrebbero potuto far sviluppare le loro aziende nello stesso modo, non tutti avrebbero potuto fare un semplice colloquio di lavoro spendendo poco etc. I voli a basso costo hanno sopperito a questa grande necessità da sempre discussa in Sardegna, la continuità territoriale. Un vero problema, affrontato da tutte le correnti politiche che ci hanno amministrato ma che nessuna di queste è mai riuscita a risolvere e che in quest’ultimo periodo addirittura sembra ( per la parte politica) un problema da evitare di discutere (non sia mai che la U.E. si arrabbi).

Ed è proprio per questo allontanamento dal problema da parte dell’amministrazione, che a mio avviso è nata l’iniziativa dei privati di raccogliere dei fondi per cercare di porre rimedio nell’immediato al problema. Le aziende private, il Consorzio Riviera del Corallo, la Confcommercio, ed altri, nella consapevolezza del disastro economico che ne deriverebbe dall’assenza di tali collegamenti, hanno deciso di non aspettare e di prendere in mano le redini almeno per quel poco che si riuscirà a fare, almeno per cercare di tamponare il problema, almeno per salvare il salvabile.

Sono però del parere che questa operazione vada supportata dai cittadini dell’intera Sardegna, da tutti coloro che sono sensibili al problema, da tutti quelli che hanno un parente che studia o lavora fuori, da tutti quelli che viaggiano per lavoro o per diletto, da tutti quelli che lavorano nella nostra terra ( perché anche il loro posto di lavoro per poco o tanto è influenzato dai collegamenti), da tutti quelli che in questi anni hanno goduto di un volo “ Low Cost”. Sarebbe semplice, basterebbe dedicare una parte di ciò che hanno risparmiato dal prezzo del volo tradizionale, versandolo nella raccolta dei fondi, e sicuramente si otterrebbe un risultato migliore che contribuirebbe a garantire in futuro i collegamenti.

Il mio è un invito teso a sensibilizzare la popolazione al problema, un invito a far si che chiunque possa dire "io non sono stato fermo a guardare, io ho provato a risolvere il problema", perché la raccolta di fondi è aperta a tutti, senza imposizioni di cifre da versare. Comunque, anche questa operazione mi innesca delle riflessioni, una è questa: un popolo ha un problema sociale, chi amministra il popolo dovrebbe risolvere tale problema, chi amministra il popolo non risolve il problema, il popolo cerca di risolvere il problema da solo. Deduzione: il popolo si sostituisce all’amministratore! Molto preoccupante ? si forse no, dipende dal posto che si occupa.

*Cittadino algherese
13:00
«Numeri impietosi denunciano un calo di arrivi e presenze, in controtendenza rispetto al resto della Sardegna, che cresce a due cifre, e costituiscono la base dalla quale partire per scongiurare che questa situazione si riproponga negli anni a venire», dichiara Marco Di Gangi
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