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Enrico Muttoni 25 febbraio 2016
L'opinione di Enrico Muttoni
Smaltire rifiuti è sempre più difficile e costoso


L’argomento non è dei più ameni, ma non si può sempre parlare di acqua sporca per irrigare. Dunque l’incenerimento di rifiuti avvenuto al cimitero di Alghero ha infastidito, giustamente, la cittadinanza. Per il poco rispetto del luogo, e per il possibile inquinamento dovuto ad una combustione incontrollata. Siamo alle solite: smaltire rifiuti, ovvero l’espletamento di una obbligatoria e quotidiana attività, è sempre più difficile, che significa costoso. In casi come questo si evidenzia ancora una volta l’incapacità tecnica-amministrativa di Comuni e Regione, che devono applicare leggi e regolamenti tanto farraginosi da sfiorare l’assurdo. E’ evidente peraltro che una situazione come questa fa comodo a qualcuno, e che costituisce una ricca rendita. Anni fa scrissi che il sistema di smaltimento dei rifiuti in generale era stato studiato prendendo come esempio le esequie e le tumulazioni: ovvero, rendendo il tutto il più costoso possibile, per i singoli e per la comunità. La cosa sta tuttora procedendo, tanto è vero che i cimiteri stanno esaurendo i posti a disposizione, l’allestimento di nuove sepolture è sempre in ritardo e si inizia a richiedere l’installazione di forni crematori.

Sarebbe comprensibile a fronte di una drammatica mancanza di spazi: e lo spazio una delle pochissime cose che abbondano in Sardegna, ed invece si costringono gli anziani, per portare fiori ai loro cari, ad arrampicarsi su scalette che qualunque ispettore dell’infortunistica farebbe rottamare. La cremazione dev’essere certamente un’opzione praticabile, ma è ben lungi dall’essere una soluzione pratica ed economica del problema. Se si considera, infatti, che ad Alghero si verificano in media 1,5 decessi al giorno, significa che un forno crematorio, lavorando cinque giorni la settimana, sarebbe occupato per non più di quaranta minuti al giorno: troppo poco. Se si pensa che nel Cagliaritano, a fronte di una popolazione dieci volte maggiore di quella algherese, un inceneritore farebbe fatica a lavorare a tempo pieno, anche se tutti desiderassero la cremazione, il discorso si chiude. E per la Sardegna si ripete, ancora una volta, sempre lo stesso ritornello; siamo troppo pochi, ed in diminuzione: se ci fosse un unico impianto crematorio regionale, la Carlo Felice sarebbe più occupata dai defunti all’ultimo viaggio, che dai vivi, con i relativi costi.

La figura che i Comuni fanno, a questo proposito, è penosa: il numero annuale dei defunti è noto con largo anticipo, come quello degli alunni di prima elementare. Non si può, non si deve essere colti di sorpresa dalla situazione presente: ma se ogni volta che si mette mano al cimitero, ci vuole una proposta, una delibera, una votazione,un finanziamento ed una gara d’appalto… il bello è che su questi argomenti nascono pure polemiche politiche. Raccogliere, selezionare, smaltire ed inertizzare i rifiuti, infine, dev’essere un’attività industriale da realizzare nelle vicinanze o dentro il bacino di utenza, la cui ampiezza va stabilita caso per caso secondo criteri di massima economicità. Far percorrere decine se non centinaia di chilometri ai mezzi conferenti è pura follia. Ricordo che i chilometraggi vanno contabilizzati al doppio, perché il mezzo torna sempre vuoto. E l’utenza privata, pubblica, commerciale ed industriale trovandosi in casa un qualsiasi materiale da smaltire, dovrebbe sapere sempre dove portarlo, senza correre il rischio di sentirsi dire che è il giorno, il materiale, la quantità o la discarica sbagliata.
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