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S.A. 9 marzo 2016
Si è svolto nei giorni scorsi l'incontro pubblico sulla destinazione delle aziende agricole di Surigheddu e Mamuntanas, promossa da comitati e aziende locali, dopo la manifestazione d'interesse pubblicata dalla Regione per la vendita di oltre mille ettari di terreni a pochi chilometri di Alghero
«Le terre di Surigheddu sono pubbliche»


ALGHERO - Si è svolto nei giorni scorsi l'incontro pubblico sulla destinazione delle aziende agricole di Surigheddu e Mamuntanas [LEGGI], promossa da comitati e aziende locali interessate ad aprire un confronto con il sindaco di Alghero e con il presidente della Giunta Regionale, oggi ad Alghero per la presentazione della manifestazione d'interesse pubblicata il primo marzo. Dalla riunione è emersa la volontà di costituire una rete impegnata a voler entrare in un progetto di utilizzo produttivo di terre «a tutti gli effetti da considerarsi pubbliche», e quindi si legge nella nota firmata dalla cooperativa sociale Ecotoni onlus, «vanno restituite (se non tutte almeno in parte) alla disponibilitaÌ delle imprese agricole locali, sulla base di concessioni pluriennali legate all’uso produttivo delle terre pubbliche».

«Tutto cioÌ a lato di progettualitaÌ faraoniche che hanno ripetutamente fallito, condannando quei territori all’abbandono e all’incuria. Nel tempo si sono alternati errori su errori, mentre attualmente avanza una economia di sfruttamento della terra per la produzione di biomasse da utilizzare a fini energetici. Una scelta di questo genere per Surigheddu e Mamuntanas sarebbe una sciagura nella sciagura» spiegano gli agricoltori locali che chiedono di creare sinergie anche con l'attività dei pastori che da decenni insiste in parte degli oltre mille ettari a disposizione: «si parla di quasi 2000 capi ovini, oltre a mucche, cavalli e maiali. Questa attivitaÌ ancora negli anni '50 conviveva con quella agricola, per cui pensiamo che ogni futuro utilizzo delle aziende non possa prescindere da questa importante simbiosi».

L'altro obiettivo è creare occupazione e dare «una dimensione sociale all'uso produttivo delle terre pubbliche, eÌ significativo far incontrare le imprese locali con le cooperative sociali di tipo B, quelle vocate all'inserimento lavorativo di persone in condizione di svantaggio. Vogliamo che le ricadute economiche che derivano dal riavvio delle due aziende siano per tutti, e in questi tutti siano compresi anche quei lavoratori che per diverse ragioni tardano ad inserirsi nei processi produttivi, quando non ne sono addirittura esclusi con pregiudizio».

I locali aprono una polemica definendo l'avviso esplorativo l'ennesimo bando calato dall'alto, «percheÌ eÌ mancato un confronto con le realtaÌ imprenditoriali locali ma soprattutto percheÌ non si eÌ tenuto conto che la auspicata vendita di quelle terre rappresenti un danno irreversibile per la nostra comunitaÌ». E l'appello finale è rivolto al Primo cittadino Mario Bruno: «ci auguriamo che il Sindaco di Alghero si faccia parte attiva per rappresentare le nostre istanze, chiedendo alla Presidenza della Giunta di riservare una porzione dei terreni coltivabili alle richieste della Rete delle imprese locali, attraverso lo stralcio di una parte di queste terre dalla preannunciata vendita per conservarle come terre pubbliche, a disposizione delle esigenze economico- occupazionali del territorio».

Nella foto: Chiara Rosnati della cooperativa sociale Ecotoni onlus
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