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Alguer.itnotiziealgheroSpettacoloConcerti › Espressioni d’arte a Spazio Brahms 2016
A.B. 9 marzo 2016
La serie di concerti programmati ad Alghero hanno preso il via con le riproposizioni della Sonata Undine di Reinecke e dei Quartetti per archi di Mozart e Schubert
Espressioni d’arte a Spazio Brahms 2016


ALGHERO - La musica d’apertura di Spazio Brahms 2016, la Sonata per flauto e pianoforte Undine di Carl Reinecke, è davvero un’opera appropriata al fascino naturale ed umano che Alghero esercita d’inverno. Se poi l’esecuzione di quest’opera marina ha luogo nell’accogliente Sala Rosa dell’Hotel Villa Las Tronas, situato sulle rocce su cui si infrangono le onde in una splendida insenatura nel cuore della città, si può ben dire che questa musica provenga direttamente dal mare. Nel 1882, la lettura della fiaba Undine (scritta nel 1811 da Friedrich de la Motte Fouqué) ispirò a Carl Reinecke la composizione di una sonata per flauto e pianoforte. La flautista Annamaria Carroni è riuscita con il suo suono sempre limpido ed intenso a restituire agli appassionati le sensazioni d’incertezza e mutevolezza del compositore tedesco, in un ineluttabile clima di tragedia. L’irriverenza selvaggia, la grazia ed a tratti l’innocenza, la sensualità, l’ambiguità, la purezza, tutti i dettagli psicologici del personaggio Undine sono stati evocati dai suoni ora dolci ora quasi esasperati del flauto, all’interno di uno stile sonatistico sempre ben sorvegliato dall’accompagnamento del pianoforte di Gianluca Paschino.

Nella serata finale, la musica strumentale da camera ha caratterizzato la seconda accademia di Spazio Brahms 2016 nella gradevole atmosfera della Cattedrale di Santa Maria. In programma il Quartetto per archi in sol maggiore K387 di Wolfgang Amadeus Mozart e del Quartettsatz in do minore D703 di Franz Schubert. I due quartetti, interpretati da Agniezska Marucha (primo violino), Francesca Fadda ed Alessio Manca (secondo violino), Gioele Lumbau (viola) e da Francesco Abis (violoncello), hanno costituito uno dei momenti musicalmente più alti e raffinati della serata musicale, sia per la straordinaria singolarità delle partiture, sia per la concentrata tensione con la quale gli interpreti le hanno eseguite. E il genio di Bach ben si avverte durante l’esecuzione mozartiana di Alghero, anche perché a guidare il fine Quartetto Spazio Brahms, formato da concertisti diplomati al Conservatorio di Sassari, è Marucha, docente di violino del Conservatorio di Varsavia, che immediatamente dopo l’esecuzione della K387 ha interpretato splendidamente la Ciaccona per violino solo di Bach. Una profonda coerenza musicale ben avvertita dal pubblico e che non è assolutamente sfuggita ai numerosi musicisti presenti alla seconda accademia algherese.

Le soluzioni armoniche e polifoniche dell’Allegro vivace, la densità espressiva del minuetto (secondo movimento), il successivo andante cantabile con il suo tessuto armonico sottoposto a continue modulazioni e dissonanze e il finale ricco di passaggi contrappuntistici, ben presenti agli esecutori, hanno permesso agli ascoltatori di vivere un coerente momento musicale e gustare la bellezza di quest’opera mozartiana che uno dei più illustri studiosi del compositore di Salisburgo, Bernhard Paumgartner, ha definito opera altamente nobile: «Nobiltà d'invenzione e purezza di sonorità sono le impronte peculiari di questa opera». Certo, dopo la grandezza della Ciaccona per violino solo di Bach, il Quartettsatz di Schubert è parso pervaso da un linguaggio musicale più agile, più affettuoso, capace di toccare più facilmente le corde della tenerezza. Una musica più vicina alla nostra sensibilità quotidiana. È questo lo spirito che ci è sembrato di poter cogliere nella fedele interpretazione da parte del Quartetto Spazio Brahms. Uno spirito di devozione spontanea per l’ideale di una convivenza umana fondata sulla libera amicizia: con la sua musica Schubert è riuscito a dar voce a questa aspirazione, avvicinando realtà tra loro lontane e dando corpo sonoro all’immagine di una esistenza terrena che l’amicizia e la fede profonda affrancano dalla fatica stessa di vivere: un’immagine che richiama malinconicamente proprio la vicenda umana del compositore.

Il Quartetto Spazio Brahms, cui si è aggiunto il contrabbassista cagliaritano Francesco Sergi, ha poi eseguito, sempre nell’ambito della seconda accademia, alcuni adattamenti strumentali di brani polifonici vocali e strumentali di don Pietro Allori, elaborati dal compositore Stefano Garau: i responsori a quattro voci Christus factus est Ap490 e O vos omnes Ap405 e lo Studio in sol minore Ap1108. Nella presentazione alla rassegna, gli organizzatori avevamo spiegato: «Tramite raffinate “colorature”, Stefano Garau riesce a conferire maggiore tensione e lucentezza alle singole melodie e all’amalgama polifonico creato dal sacerdote iglesiente, allo scopo di esprimere un “affetto” umano e devoto al tempo stesso. Le armonie polifoniche, nella loro realtà sonora, diventano più “udibili” all’orecchio interiore, e più dilettevoli per l’anima. Affetto e diletto sono, nella musica sacra, tanto maggiori quanto più le colorature o, se si vuole, questi sapienti esercizi praticati su composizioni già note o popolari, sono in grado di suscitare nell’ascoltatore il senso di una spiritualità personale più devota soprattutto se vissuta comunitariamente nei riti liturgici, così come già accadeva nel Barocco. Una variazione non del tema o soggetto musicale ma del suono reale “udibile”». Queste elaborazioni hanno evidenziato un carattere lirico ed una maggiore intensità “affettiva”, proprio grazie all’uso del timbro degli archi, affidando le linee armoniche create da don Allori in modo non scontato alla viola o al violoncello e rafforzando l’armonia con i suoni caldi e profondi del contrabbasso. Il risultato, come dimostra l’esempio dello Studio in sol minore Ap1108, è stato una piacevole tessitura timbrica che ha conferito un senso di familiarità, quasi di intimità emotiva, e insieme di universalità, ai brani del sacerdote musicista di Gonnesa.

Nella foto: un momento del concerto in Cattedrale
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