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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniAgricolturaL´olio tunisino non danneggia il made in Italy
Renato Soru 12 marzo 2016
L'opinione di Renato Soru
L´olio tunisino non danneggia il made in Italy


Nessuna invasione del mercato europeo, l’ok all’importazione di una quota di olio tunisino è una misura limitata, temporanea, applicabile per un periodo massimo di due anni e che prevede un monitoraggio e dei correttivi posti a tutela dei nostri produttori. Nessun allarmismo dunque, ma una politica a basso impatto e con una visione lungimirante: Chi ripete lo slogan aiutiamoli a casa loro ora è sul banco di prova. Dobbiamo sostenere oggi la Tunisia se non vogliamo che domani nuove masse di disperati si riversino in mare in cerca di un futuro migliore. Si tratta di una misura di carattere eccezionale che mira a dare un contributo concreto all’economia tunisina, fortemente colpita dopo gli attacchi del 2015 al Museo del Bardo e nella spiaggia di Sousse. La Tunisia è l’unico paese in cui la primavera araba ha saputo produrre un’esperienza di democrazia, che la crisi economica rischia di indebolire sotto le minacce sempre più incombenti della propaganda radicale e dell'infiltrazione terroristica.

La delegazione del PD al Parlamento Europeo si è battuta per migliorare significativamente il provvedimento con delle clausole che vanno incontro alle esigenze espresse dagli operatori del settore e che non ci sarebbero state senza il nostro lavoro. Il testo finale recepisce in particolare due emendamenti che introducono delle forti garanzie sul mercato: anzitutto l'olio importato a dazio zero dovrà provenire interamente dalla Tunisia, per assicurare che la misura serva effettivamente ad aiutare l'economia tunisina e per evitare frodi. Inoltre, il testo approvato prevede una valutazione d’impatto dopo il primo anno, finalizzata al riscontro di eventuali distorsioni e all’individuazione di adeguati correttivi a salvaguardia dei nostri produttori. La misura non avrà un impatto significativo ne sul mercato né sui produttori. Le importazioni nette subiranno un rialzo modesto che verrà assorbito dal mercato senza conseguenze. La nuova quota, infatti, si sostituirà alle altre importazioni di olio.

Non dobbiamo dimenticare che l'olio tunisino viene già importato in Europa in base agli accordi esistenti. Certo, è innegabile che vi siano episodi di irregolarità in questo processo, come la pratica di vendere come olio nostrano una miscela di oli di varia provenienza, tra cui anche olio tunisino. Ma non è negando un aiuto concreto ad una economia fragile come quella dei nostri vicini d’oltremare che si fanno gli interessi degli agricoltori italiani. Per difendere la nostra agricoltura e in particolare il settore olivicolo, è necessario agire con più impegno su altri fronti: la valorizzazione dei prodotti tipici, la protezione della qualità, la tracciabilità e la lotta contro le contraffazioni. Sotto questo profilo, un modello da seguire è quello del "contrassegno" proposto da Cno (Consorzio nazionale degli olivicoltori) con la Cia (Confederazione italiana agricoltori) che si aggiunge alle indicazioni obbligatorie già in etichetta e certifica l’olio extravergine 100 per cento italiano.

*europarlamentare e segretario regionale Pd
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