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Alguer.itnotiziealgheroSportAtletica › «Business e sport, il problema». Lo sfogo amaro di un genitore
Red 22 dicembre 2016
Come altre strutture, anche il campo da calcio con pista di atletica, sono stati dati in concessione attraverso un bando voluto dall'amministrazione comunale. A pagarne le spese i giovani atleti che si ritrovano senza l'unico spazio disponibile per l'atletica. La lettera di un genitore alla redazione
«Business e sport, il problema»
Lo sfogo amaro di un genitore


ALGHERO - Nasce una nuova polemica sugli impianti sportivi ad Alghero. Dopo il Pino Cuccureddu, è l'altro impianto di Maria Pia ad animare gli animi [LEGGI]. Come altre strutture, anche il campo da calcio con pista di atletica intorno, è stato dato in concessione attraverso un bando voluto dall'amministrazione comunale. Tuttavia, qualche problema è insorto nel passaggio di consegne. E la situazione diventa più grave quando a pagarne le spese sono dei bambini e ragazzini, privati degli spazi dove socializzare facendo sport. Di seguito lo sfogo di un genitore nella lettera inviata alla redazione:

Sono il genitore di uno dei giovani atleti recentemente sfrattati dalla pista di atletica del campo di Maria Pia. Non voglio scendere in particolari burocratici legati a cavilli e norme che non appartengono alle mie attuali conoscenze, mi preme, invece, evidenziare quale sia la vera portata negativa dell'evento che ha colpito decine di ragazzi e le loro famiglie. Vorrei sottolineare l'importanza sociale dello sport, soprattutto di quelle discipline considerate “minori” per popolarità e numero di partecipanti. Per capire di cosa sto parlando sarebbe stato opportuno andarli ad osservare questi nostri adolescenti che, all'aperto, sotto la pioggia e sotto il sole, con temperature a volte imbarazzanti, si allenavano nella corsa, nel salto in lungo, nel lancio del vortex. Per qualche ora alla settimana avevano a disposizione una superficie un po' sgangherata, con qualche avvallamento, segni di cedimento strutturale, ma pur sempre l'unico luogo in città per confrontarsi con se stessi, con i propri sogni e le paure di non farcela, tutto con estrema serenità, lontano dai problemi quotidiani di sempre. Ora che si ritrovano un cancello chiuso in faccia, senza nemmeno sapere il perchè, sarà difficile spiegargli il complesso meccanismo delle gestioni, del business, degli interessi al di sopra del bene comune. Sarà difficile nascondergli la miopia di chi non investe pubblicamente sui giovani per deviare verso il richiamo più allettante del privato che sponsorizza le proprie tasche, magari con fondi pubblici, quindi anche della comunità. Sarà difficile.
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