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Red 7 gennaio 2017
«Serve un immediato, improcrastinabile, intervento della Regione per fissare un prezzo politico per il latte ovino. Pensiamo che non si possa andare sotto gli 80centesimi al litro. Linea di salvezza in attesa di tempi migliori», dichiarano il presidente Efisio Arbau ed il capogruppo del Gruppo Misto in Consiglio Regionale Gaetano Ledda
«Prezzo politico del latte ovino»


NUORO - «Il baratro, la distruzione del comparto ovino e con esso quello lattiero caseario, è realtà. Serve un immediato, improcrastinabile, intervento della Regione per fissare un prezzo politico per il latte ovino. Pensiamo che non si possa andare sotto gli 80centesimi al litro. Linea di salvezza in attesa di tempi migliori». Inizia così l'intervento dei rappresentanti de La Base Efisio Arbau e Gaetano Ledda, rispettivamente presidente del partito e capogruppo del Gruppo Misto in Consiglio Regionale.

«Come si può realizzare in neanche venti giorni? - si chiedono - E’ da tempo che La Base propone, inascoltata da una politica regionale oggettivamente inadeguata sulla materia, il cosiddetto Patto per il latte: un patto tra pastori e trasformatori per salvare il comparto dal tracollo, in attesa di costruire il futuro governo con l’associazione interprofessionale, proposta dal nostro movimento già nel 2013. All’interno del Patto per il latte, c’è la soluzione per l’immediato. La crisi è causata da una dinamica al ribasso del prezzo del Pecorino romano e su questo bisogna intervenire».

Come si ricorda, la Regione Autonoma della Sardegna, dopo aver stipulato un accordo con trasformatori e pastori per un prezzo del latte politico per la stagione 2016/17, stabilito a 80centesimi, acquisisca tutte le scorte di Pecorino romano al prezzo del latte con il quale è stato prodotto nella stagione 2015/16, ad iniziare da quelle delle cooperative più in difficoltà, ed utilizzi, in collaborazione con il Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, queste scorte per fare alcune iniziative utili alla comunità regionale: misure per la promozione dei prodotti caseari in mercati esteri; finanziare campagne di educazione alimentare da attuarsi nelle scuole di ogni ordine e grado ed nelle grandi manifestazioni popolari. «Solo questa misura – concludono Arbau e Ledda - garantirebbe una remunerazione che salva dal disastro i pastori e quindi l’economia della Sardegna. Ma serve che la politica faccia la politica e non fugga con finte risposte burocratiche».
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