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Red 7 gennaio 2017
Il ridente borgo del Mandrolisai, noto per l´ottimo vino ed il pregiato sughero, come ogni anno rinnova la millenaria tradizione de Sa Tuvera di Sant´Antonio, festa suggestiva per la sua funziona socializzante e per gli aspetti mitico rituali connessi
Ortueri: si rinnova il rito de Sa Tuvera


ORTUERI - Ortueri, ridente borgo del Mandrolisai, noto per l'ottimo vino ed il pregiato sughero, come ogni anno rinnova la millenaria tradizione de Sa Tuvera di Sant'Antonio, festa suggestiva per la sua funziona socializzante e per gli aspetti mitico rituali connessi. Il 16 gennaio la notte di Ortueri si illumina del color del fuoco in un momento magico. Attorno ai falò si rinforza il rito di fedeltà al santo, ma sopratutto appaiono le maschera locale: is Sonaggios, che danno il via alla stagione del Carnevale.

Is Sonaggios, tipica maschera ortuerese, sono uomini vestiti di pelli di pecora che sulle spalle portano “unu cuncodru” (mazzo) di campane e “sonaggias”. Con pantaloni di velluto, copri gambe in pelle detti “is cambales” e la faccia annerita dalla fuliggine sono guidati dal capogruppo vestito con “su cabbanu”, leader riconoscibile dalle movenze particolari che durante le evoluzioni dovrà tenere a bada “s'Urzu” (l'Orso), vestito di pelli bianche e con un solo campanaccio. Per realizzare le grandi pire votive c'è lavoro ed organizzazione e questo anno ad onorare il rito di Sant'Antonio de Su Fogu sono in particolare i 40enni di Ortueri che nelle settimane antecedenti al 17 gennaio, si danno da fare a raccogliere i migliori ceppi, le frasche e le radici, per poter costruire il gran falò, sa Tuvera, che verrà acceso alle prime ombre della sera in Via Santa Maria.

Sant'Antonio de su Fogu, il santo patrono del fuoco, nella tradizione popolare guarisce dagli herpes zoster ed altri malanni. Il suo potere mistico e taumaturgico è noto non solo in Sardegna. Anche ad Ortueri, per la notte del 16 gennaio, ogni rione accende il suo falò. La tradizione locale vuole che tredici uomini di nome Antonio si esibiscano in tredici giri (Inghirios) intorno al fuoco, recitando per tredici volte il Credo in limba sarda. Dopo gli Antonio, a fare i giri de Sa Tuvera sono Is Sonaggiaos, a termine il gruppo andrà in giro per strade e vicoli del paese riportando alla memoria antichi ritmi pastorali. Non solo fuoco e preghiere intorno a Sa Tuvera, ma anche l'ottimo vino nero locale e sopratutto “is panisceddu”, il tipico dolce di uva, sapa e frutta secca che il comitato organizzatore dona a tutti gli Antonio insieme ad un'immagine votiva del santo. I fuochi continuano ad illuminare il paese sino all'alba, le maschere a notte tarda lasciano la scena ed il giorno dopo ha inizio il periodo di Carnevale, con altre tradizioni locali tutte da conoscere.

(Foto del Comitato Ortueri 1975)
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Il primo cittadino ha voluto dedicare ai caduti una poesia “Alle fronde dei salici” di Salvatore Quasimodo, «poche parole che ci riportano in quegli anni durissimi quando sorridere era praticamente impossibile» ha detto «ma quel vento cambiò direzione il 25 aprile del 1945 quando iniziò la liberazione del territorio italiano dall’antifascismo e dalle sue storture».
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