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Red 11 gennaio 2017
"Il più bel secolo della mia vita" debutterà in prima regionale giovedì, al Teatro Comunale Nelson Mandela di Santa Teresa di Gallura. Appuntamenti, venerdì, al CineTeatro Olbia di Olbia, e sabato, al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo, dove aprirà la Stagione di Prosa 2016-17
Il grande teatro Cedac in Gallura


OLBIA - Viaggio alla ricerca delle proprie origini con “Il più bel secolo della mia vita”, scritto “a quattro mani” e diretto da Alessandro Bardani e Luigi Di Capua, ed interpretato da Giorgio Colangeli e Francesco Montanari, con Maria Gorini, in tournée nell'Isola sotto le insegne del Cedac per il Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna. Un'originale e dolceamara commedia, che mette l'accento sul dramma dei figli abbandonati per le più diverse ragioni dai genitori naturali e costretti ad interrogarsi senza poter dare un nome o un volto, ne tanto meno conoscere chi li ha messi al mondo: una “ferita primaria”, che segna l'intera esistenza raccontata con ironia e poesia. Una storia attuale, con la collaborazione al testo di Vita Rosati, ed un attento allestimento con le scenografie di Emanuela Netta Brandizzi, i costumi di Laura Di Marco, il disegno luci di Marco Laudando e le musiche di Deserto Rosso, Vittorio Giannelli.

La pièce, che affronta il tema complesso e scottante dell'identità, tra diritto alla verità e rispetto della privacy, debutterà in prima regionale domani, giovedì 12 gennaio, al Teatro Comunale Nelson Mandela di Santa Teresa di Gallura, per approdare venerdì 13 al CineTeatro Olbia di Olbia ed infine sabato 14 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo, dove aprirà la Stagione di Prosa 2016-17. Gli spettacoli inizieranno alle ore 21. Il mistero della nascita dura cent'anni, solo dopo un secolo può essere svelata l'identità delle madri e dei padri che hanno scelto di rinunciare a veder crescere i propri figli, perché non potevano o non volevano occuparsene, magari sulla spinta di pressioni sociali: i bambini diventati adulti convivono così con la consapevolezza d'essere stati “rifiutati” e con l'impossibilità di scoprire chi siano realmente i loro genitori.

Un interrogativo sullo sfondo di una vita magari felice e serena, in seno ad una nuova famiglia che li ha accolti e circondati di affetto, un enigma irrisolto intorno al quale arrovellarsi ed inventare circostanze, storie, ragioni senza poter mai sapere quanto ci si sia avvicinati alla verità. Un dubbio segreto, che può diventare un tormento, come una spina invisibile conficcata dalle parti del cuore, con una domanda o forse mille domande, per sempre in sospeso; oppure una semplice curiosità, come quando da bambini si cerca di esplorare il passato oltre i propri ricordi, indagando sui propri nonni e propri genitori, e più tardi da madri o padri si cercano le somiglianze, un'impronta genetica che si manifesta nella forma delle mani, in un gesto, uno sguardo, un sorriso.
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