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S.A. 15 marzo 2017
Non cambia lo scenario nell'avvio del 2017. Come nell'anno precedente calano le prenotazioni nelle strutture extraalberghiere riunite nell'associazione Domos a causa del caro traghetti e il taglio dei voli Ryanair nell'aeroporto di Alghero
«B&b, si rischia meno 50% in due anni»


ALGHERO - Non di soli charter vive Alghero. Anzi, tutto il contrario. Ne sono convinti gli iscritti dell'associazione Domos che in città riunisce una quarantina di strutture extra alberghiere e che in una nota esprimono tutto il loro disappunto rispetto alla politica dei trasporti regionale, dal caro traghetti alla continuità aerea. Tuttavia, il grande problema per gli operatori turistici algheresi resta la situazione dell'aeroporto cittadino, dove ancora i nuovi proprietari di F2I non hanno presentato a metà marzo il piano industriale ne la programmazione dei voli estivi.

Tutto questo attendismo nuoce al comparto ricettivo extra alberghiero e al suo variegato indotto. «Dagli affittacamere, dai B&B e dalle case vacanze arrivano dati di segno opposto e fortemente negativi rispetto a quelli forniti del settore alberghiero» inizia a spiegare il presidente Marco Di Gangi che si dice confortanto dai dati positivi degli alberghi: «questo evidenzia anche che Alghero, nonostante tutto, continua ad essere scelta ed apprezzata dai turisti, anche se c’è ancora molto lavoro da fare per migliorarne le perfomance».

Ma questi flussi vanno ad incidere molto poco sul tessuto economico locale: ristoranti, locali notturni, bar, autonoleggi, negozi, supermercati. E' una stagione turistica che sta cambiando quella in Riviera del corallo, purtroppo in peggio come si evince dai dati che Domos rende pubblici: «si conferma la tendenza negativa del 2016 che ha visto a consuntivo un calo medio delle prenotazioni attorno al 25%, con punte negative che in alcuni casi sono arrivate ad un meno 40%. L’andamento negativo delle prenotazioni per il 2017 si attesta ad oggi su un meno 20/25%, perciò, considerando quanto già perso lo scorso anno, si prospetta uno scenario decisamente catastrofico, con perdite che complessivamente nei due anni si attestano attorno al 50%».

«Il forte ridimensionamento dei collegamenti low cost, il caro traghetti, una continuità territoriale sempre più inadeguata, rispetto anche alle stesse esigenze dei residenti, e un sistema di trasporto pubblico locale da terzo mondo, concorrono in maniera determinante al ritorno ad un passato nel quale la stagione turistica iniziava nella tarda primavera e finiva con l’estate. La domanda è oggi concentrata in tre mesi: giugno, luglio ed agosto. Le eccezionali annate che fino al 2015 hanno visto l’affermazione di una reale destagionalizzazione dei flussi con una crescita importante degli arrivi e delle presenze e effetti decisamente positivi e diffusi per l’economia locale, sono solo un pallido ricordo» spiega Di Gangi.

«Non giova a rasserenare gli animi degli operatori il silenzio da parte del gestore dell’aeroporto Riviera del Corallo circa l’attivazione di eventuali nuove tratte e, più in generale su collegamenti aerei per il 2017. Un’attesa carica di aspettative, che però, finora, sono rimaste deluse» conclude il numero uno di Domos che rivolge un appello alla politica: «Questa situazione genera tensioni e frustrazioni ancora più forti se si considera che si verifica in una fase di crescita importante dei flussi turistici in altre aree della Sardegna e nel resto d’Italia. Se non vogliamo che questa situazione continui anche negli anni a venire si impone un netto cambiamento di passo: lo sviluppo del sistema dei trasporti e il sostegno del turismo dovrebbero costituire una priorità assoluta nell’agenda politica».
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