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Alguer.itnotiziealgheroOpinioniAmbienteRifiuti, armi e deficienti ad Alghero
Enrico Muttoni 13 aprile 2017
L'opinione di Enrico Muttoni
Rifiuti, armi e deficienti ad Alghero


L'arma del rifiuto. E' stata rinvenuta ad Alghero, depositata a lato del cassonetto che avrebbe dovuto contenerla avendo ancora volume a disposizione, una certa quantità di rifiuti. Che sono risultati firmati, nel senso che nella massa sono state identificate alcune etichette con l'indirizzo di un ristorante cittadino. Il rifiuto era costituito da derrate alimentari. Una volta postata la foto su Facebook, si è scatenata la puntuale tempesta di improperi sull'inciviltà di chi si comporta in questo modo; naturalmente con la richiesta di pesantissime sanzioni, e l'applicazione immediata del ludibrio generale.

Senza soffermarsi per un istante a riflettere che, se un individuo commette un atto così scorretto, la sua colpa maggiore non è l'inquinamento, ma quella di essere un perfetto deficiente, tanto da autoaccusarsi, se lascia tanto di nome, indirizzo e ragione sociale.
Un dispetto, quindi. Di carattere personale o estorsivo, lo si saprà al termine delle indagini. Certo, al termine di questa storia, anche se non dovesse finire in tribunale, uno o molti perderanno il lavoro. Non credo che la soddisfazione comune ne tragga vantaggio.

Ma questo aneddoto, ancora una volta, sottolinea il disagio con il quale la collettività è costretta a confrontarsi col problema dei rifiuti solidi urbani. Il cui smaltimento è da considerare una necessità fisiologica alla stregua di quelle personali. E' necessario che l'Amministrazione organizzi un servizio rapido, efficiente, e ben distribuito. Al contrario, l'obbligo di disfarsi di un prodotto avariato può diventare un problema: tanto da diventare, come si è visto, un arma di vendetta.

Stiamo per entrare, tanto per cambiare, in un periodo elettorale, durante il quale i temi ambientali verranno usati come la clava di Wilma sulle teste di tutti coloro che vogliono sentirsi puliti dentro, e di conseguenza belli fuori. La Sardegna, nell'ultimo ventennio, ha fatto, consapevolmente o meno, due scelte ecologiche drastiche e determinanti: ha deindustrializzato e ha smesso di far nascere sardi; e inoltre allontanato definitivamente molti giovani in cerca di lavoro. Non c'è altra azione immaginabile di pari efficacia, per la protezione ambientale. Meno fabbriche, meno energia, meno gente che sporca. I governi non devono far nulla, la direzione è giusta, basta aspettare.

Al contrario la regione ha predisposto alcune iniziative in fatto di generazione elettrica fotovoltaica, che appunto hanno suscitato le rimostranze ambientaliste. Le quali, giustamente, si preoccupano per la voracità con la quale si consuma il territorio. A questo punto mi permetto di dare un suggerimento. Nel territorio della regione esistono numerose zone industriali, in stato pre-agonico, nella migliore delle ipotesi. Basterebbe un semplice provvedimento legislativo che obbligasse le nuove installazioni fotovoltaiche a utilizzare le superfici esistenti, fino a saturazione.

Bisognerebbe anche accertarsi sullo stato della generazione eolica: un aerogeneratore fermo (se ne vedono troppi) è come una vacca morta sul prato dove pascola: dovrebbe suscitare la preoccupazione di ogni passante, soprattutto di quelli che possono fare le domande. Le giuste istanze ambientaliste, in questo caso, verrebbero soddisfatte. A loro volta i movimenti ambientalisti dovrebbero convincersi della validità della installazione degli impianti di trattamento nelle zone industriali, chiudendo la strada alle discariche aperte e in apertura (se ce ne fossero). Fatto questo, i Comuni si troverebbero la strada spianata per l'ottimizzazione della raccolta dei RSU, e finalmente i cittadini potrebbero sentirsi alleviare, ma per davvero, il peso dei balzelli.
Resta il fenomeno del pesce buttato a marcire per dispetto: ma questa è un'altra storia.

*Chimico algherese
Commenti
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