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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniElezioniNiente di nuovo sotto il sole delle elezioni
Mario Conoci 28 giugno 2017
L'opinione di Mario Conoci
Niente di nuovo sotto il sole delle elezioni


Niente di nuovo sotto il sole. Mi riferisco ai risultati, dai più visti come una grande novità, delle ultime elezioni amministrative che hanno visto l'affermazione del centro destra, la sconfitta del centro sinistra e il nulla di fatto dei cinque stelle. Niente di nuovo nemmeno sulle reazioni dei protagonisti, chi ha vinto esulta ed esalta la vittoria come il frutto della propria “nuova” proposta politica, chi ha perso fa finta di niente e attribuisce il risultato a fattori esterni e tutti annunciano vittorie e affermazioni future. Tutto ciò avviene soprattutto dal punto di vista dei leader nazionali o regionali che hanno l'obiettivo, se hanno vinto, di proiettare i risultati locali sulla politica nazionale o regionale o viceversa, se hanno perso, di allontanarli il più possibile. Questo schema, a parti invertite, si ripete periodicamente ad ogni fase politica nella quale c'è una alternanza fisiologica fra le parti in campo. Tuttavia un tornata elettorale locale, seppure possa indicare una tendenza di fondo anche per il livello nazionale o regionale, va vista in riferimento alle singole realtà cui si riferisce.

Ed è in questo ambito che le elezioni danno un riscontro pressoché sempre uguale e la politica riceve dai cittadini una lezione che però nella maggiore parte dei casi viene ignorata. Le lezione è semplicissima. Chi amministra male perde, chi amministra bene mantiene la fiducia dei cittadini e viene confermato. Questo significa che i cittadini esercitano il loro diritto di voto con grande maturità e consapevolezza e sanno distinguere la buona amministrazione da quella cattiva fatta solo di annunci che non si concretizzano mai. Gli elettori non cambiano un sindaco e una amministrazione che funziona e produce risultati per la città, tantomeno lo fanno sulla semplice promessa di un governo migliore da parte di una opposizione. Il cambio avviene, invece, quando la buona amministrazione, l'attenzione verso i bisogni della gente e gli interessi della città cedono il passo agli interessi di partito o di maggioranza, alla mera sopravvivenza di un sindaco o di un gruppo di potere. Nella gran parte dei casi quindi non è l’opposizione che vince ma la maggioranza e il sindaco in carica che perdono.

L'opposizione, o meglio le opposizioni, hanno certamente il dovere di sottolineare gli errori e le inadempienze di chi amministra e di proporre le proprie soluzioni ed il proprio modello di amministrazione. Ma se le opposizioni, non vogliono perdere nonostante la cattiva amministrazione di chi è al governo e vogliono avere una concreta e credibile possibilità di successo, devono fare un salto ulteriore. Devono costruire e rendere visibile ai cittadini una alternativa di governo. È necessario passare dalla fase della denuncia e della proposta solitaria alla costruzione di una coalizione omogenea, che abbia gli stessi valori e una visione comune della crescita e del benessere della comunità che si propongono di amministrare. A questo cammino non può essere dedicato un tempo marginale, ne tutto questo può essere derubricato ad un semplice adempimento che serve a sommare una forza di opposizione dietro l'altra al solo scopo di raggiungere un numero sufficiente per vincere. Naturalmente se ci fossero forze politiche autosufficienti, in grado da sole di sostenere e concretizzare il cambiamento ed una nuova amministrazione, queste potranno fare da sole, come fanno ad esempio i cinque stelle che a volte riescono persino a vincere da soli.

Le ultime elezioni hanno dunque confermato ciò che sapevano: 1)che la politica è ciclica, 2)che chi amministra male perde e viene mandato a casa, 3)che per vincere bisogna saper proporre una alternativa credibile. Purtroppo hanno anche confermato che gli elettori, sempre in numero maggiore, non credono più nella capacità della politica e delle istituzioni di risolvere i loro problemi e di garantirgli un futuro migliore. La vera sfida ormai non è solo quella di battere l'avversario politico ma di anche quella di vincere lo scetticismo e la disaffezione della gente verso la politica riportandola ad occuparsene almeno esercitando il diritto di voto, questo è possibile solo ponendo davvero e senza inganni al centro di ogni azione politica i sentimenti e i bisogni veri della gente comune.

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