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Red 29 luglio 2017
Nel secondo trimestre 2017, nell´Isola si registra un saldo positivo delle imprese pari a 347, dato da 2.501 iscrizioni rispetto alle 2.154 cessazioni, a fronte di 169.119 imprese registrate, confermando il trend positivo nazionale, ma anche un rallentamento rispetto al secondo trimestre del 2016
Imprese in Sardegna: +347 aziende


CAGLIARI - Nel secondo trimestre 2017, in Sardegna si registra un saldo positivo delle imprese pari a 347, dato da 2.501 iscrizioni (+3,9percento del 2016) rispetto alle 2.154 cessazioni (+18percento rispetto all'anno scorso) a fronte di 169.119 imprese registrate, confermando il trend positivo nazionale (saldo +35.800 imprese), ma anche un rallentamento rispetto al secondo trimestre del 2016. Gli addetti che operano nell'Isola, riferiti al trimestre precedente, sono invece 291.973, con una variazione in aumento dello 0,5percento. Lo rileva l'indagine sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel secondo trimestre dell’anno diffusi da InfoCamere.

Nel dettaglio, il settore del commercio continua a trainare con 477 nuove imprese iscritte, che però rappresentano un -8,1percento rispetto allo stesso periodo del 2016. In questo caso, le cessazioni sono 420, con un -12,1percento. Frena il comparto ricettivo, che registra 243 nuove attività (-16,5percento) e 142 cessazioni (+6percento) . Rallentano anche le nuove imprese in rosa, -146 nel commercio (con un -18percento) e 101 nel turismo (-17,2percento), e quelle giovanili 181 nel commercio (-1,1percento) e 101 nel turismo (-9,8percento). Brusco stop anche per le imprese straniere: 80 nuove iscrizioni nel commercio, ma -20percento rispetto al secondo trimestre del 2016 e 16 nel turismo con un -23,8percento.

Secondo il presidente di Confcommercio Sardegna Alberto Bertolotti, si tratta di «un segnale di leggera ripresa, che peraltro non assumerà carattere strutturale finché non si agirà su maggiore sostegno alle start up nei primi tre anni di esercizio e, in generale, su una sensibile riduzione del peso fiscale, sul miglioramento dei servizi pubblici e sulla semplificazione delle procedure. Sono tutti problemi che, se non aggrediti, come dimostrato da una analitica ricerca del nostro centro studi, sono anche i maggiori “incentivi ad evadere”».
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