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Red 1 ottobre 2017
Il marchio Igp per i culurgionis d’Ogliastra è un punto di partenza per lo sviluppo di un territorio che ha tutte le carte in regola per vivere di turismo e delle sue produzioni agroalimentari: da parte della Regione autonoma della Sardegna ci sono attenzione e risorse per sostenere le progettualità locali
Culurgioni Igp: festa a Lanusei


LANUSEI - Il marchio Igp per i culurgionis d’Ogliastra è un punto di partenza per lo sviluppo di un territorio che ha tutte le carte in regola per vivere di turismo e delle sue produzioni agroalimentari: da parte della Regione autonoma della Sardegna ci sono attenzione e risorse per sostenere le progettualità locali. Lo hanno ribadito ieri (sabato), a Lanusei, gli assessori regionali del Turismo, artigianato e commercio Barbara Argiolas e dell’Agricoltura Pierluigi Caria, intervenuti al convegno “Prospettive ed opportunità derivanti dalla Igp dei culurgiones d’Ogliastra–La pasta fresca come volano per il territorio“, che ha aperto il primo “Culurgionis d’Ogliastra Igp in festival”, in programma nel fine settimana nel centro ogliastrino. Nel Teatro Tonio Dei, dopo il suggestivo racconto di due anziane del paese, amministratori, ricercatori, imprenditori e rappresentanti del Comitato promotore si sono confrontati sull’importanza del marchio di Identificazione geografica protetta, arrivato lo scorso anno dopo un percorso iniziato nel 2003, e sui benefici che porterà al comparto locale. La prima ricaduta positiva riguarda la disciplina di produzione dei culurgionis, che viene così protetta nei confronti della concorrenza, spesso sleale, di altri paesi.

«Festeggiamo un progetto culturale che diventa progetto produttivo - ha dichiarato Argiolas nel suo intervento - La certificazione di una tipicità locale, frutto dei saper fare dei territori è importante nei percorsi di valorizzazione dei territori. L'Ogliastra, con i temi legati alla longevità, alla qualità della vita, all'essere una delle cinque aree Blue zone del mondo, rappresenta un unicum in Sardegna. Il percorso Igp dei culurgionis d'Ogliastra si inserisce a pieno titolo in questo modello di sviluppo. Si sta cercando di superare la difficoltà culturale dello stare insieme: le aziende sarde sono piccole e spesso piccolissime, questo impedisce spesso di fare il salto di qualità nell'acquisizione di quote nei mercati nazionale e internazionale - L’esperienza della programmazione territoriale - sta dimostrando che la voglia di progettare insieme esiste e può rappresentare un grande fattore di cambiamento. L'agroalimentare è un tassello fondamentale del racconto di Sardegna che vogliamo portare all’esterno, perché trasmette la nostra identità più forte: non esiste turismo senza agricoltura e senza artigianato. Sono quei fattori di qualità determinanti nel comunicare un’isola più contemporanea, sostenibile, forte della sua cultura e della sua capacità di ricerca».

Dall’Ogliastra, secondo Argiolas, arrivano segnali importanti. «Ha meno posti letto e meno presenze rispetto ad altre zone della Sardegna, ma è il territorio che ha una stagionalità più lunga di tutti gli altri territori, rispondendo a domande di mercato legate al turismo attivo e sportivo. Sono questi i segmenti, insieme ai turismi enogastronomico, religioso e dei borghi che raccontano la nostra storia e cultura, su cui dobbiamo puntare per essere competitivi nel contesto internazionale. Ci troviamo in un momento favorevole e dobbiamo lavorare per consolidarlo. La nuova legge sul turismo vuole dare risposte in questa direzione, con lo scopo di creare un progetto di destinazione dove enti, imprese e cittadini facciano la propria parte, mantenere al centro le nostre comunità e rafforzare altre tipologie di turismo in Sardegna».

«Salutiamo questo risultato importante per il territorio e per tutta la Sardegna - ha rilanciato Caria - soprattutto perché dimostra come l’aggregazione e l'organizzazione della filiera, aspetti su cui la Regione insiste, possono aiutare le imprese sarde ad assumere una nuova dimensione economica. Con l’assistenza tecnica delle agenzie Agris e Laore, abbiamo supportato le fasi istruttorie e quelle finali dell’iter per il marchio perché pensiamo che l’agricoltura e l’agroalimentare siano un pilastro sui quali puntare per il rilancio economico. Ci sono altri prodotti come il carasau, il pistoccu e la sebada, solo per citarne alcuni, che possono ambire all’Igp e come Regione siamo pronti a fare la nostra parte per la tutela e la valorizzazione anche commerciale delle nostre produzioni più tipiche». Il titolare dell’Agricoltura ha poi concluso ricordando come il governo regionale stia dando «un messaggio di politica concreta,a sostegno del tessuto produttivo delle nostre aziende. In agricoltura abbiamo fatto uno sforzo su tutti i settori, mettendo 105milioni di euro in più, e puntando sul ricambio generazionale. Nel cerealicolo, nell’olivicolo e nel vitivinicolo abbiamo grandi prospettive e il compito della politica è quello di affiancare gli imprenditori e creare nuove opportunità di crescita».
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