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Red 2 ottobre 2017
«Il Comune di Sassari deve intervenire». Presa di posizione di Desirè Manca, portavoce del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale, in riferimento all´ordine del giorno presentato sulla grave situazione che vivono gli attualmente ex lavoratori della Ati Ifras: «Ci sono 500 lavoratori, provenienti da 81 diversi Comuni della Sardegna che sono nati provati del loro diritto al lavoro: le Istituzioni devono intervenire, e devono farlo subito»
«Geominerario, emergenza lavoratori»


SASSARI - «Tutti i Comuni del sud dell’Isola si muovono a sostegno dei lavoratori del Geoparco-Ati Ifras. E intanto Sassari dorme: è inconcepibile, perché l’Istituzione deve lottare con tutte le sue forze per preservare posti di lavoro che in un periodo di crisi sono risorsa fondamentale e imprescindibile. Come portavoce del Movimento 5 Stelle mi faccio carico di portare la vertenza sui tavoli di Palazzo Ducale. La Sardegna è avvolta e travolta da una profonda crisi, la Regione è a guida Pd, Nicola Sanna è un sindaco Pd: deve fare qualcosa, si deve necessariamente fare qualcosa». Così, Desirè Manca, portavoce in Consiglio comunale di Sassari del M5S, che a Cagliari ha incontrato davanti al palazzo della Regione autonoma della Sardegna gli ex lavoratori dell'Ati Ifras-Parco Geominerario e già patrimonio dell’Unesco, che da undici giorni vivono e dormono in Via Roma per difendere il loro posto di lavoro. A tal proposito, la consigliera pentastellata ha presentato un ordine del giorno che impegna il Comune di Sassari a sollecitare il Consiglio della Regione nel reimpiego dei lavoratori ex Ati Ifras.

Un problema, grave e da risolvere, che grava sull’intera Sardegna, dato che i lavoratori interessati provengono da ogni parte della regione: sono sessanta le unità lavorative riferibili al nord dell'Isola, fra cui Porto Torres (Parco dell’Asinara), Sassari (Nurra) ed Alghero (Porto Conte). «Siamo stati licenziati direttamente dalla Regione con delle false promesse – dichiara un lavoratore - dicevano che il 1 marzo saremmo dovuti tornare a lavoro, ma ancora siamo a ottobre e siamo ancora qua. Rivendichiamo il diritto di tornare a lavorare, senza figli e figliastri. Gli oltre 500 lavoratori, provenienti dall’intero territorio della Sardegna (81 Comuni coinvolti) devono riprendere a lavorare. Siamo qua da undici giorni e non andremo via sino a che non avremo data esatta e certezza che tutti, tutti nessuno escluso, torneremo al nostro posto di lavoro. Siamo senza stipendio dal 1 gennaio 2017».

«La situazione si può sbloccare – prosegue un secondo lavoratore - se l’Ente parco riprende a camminare con le sue gambe. Come? La Regione deve finanziare l’Ente parco riassumendo tutti noi lavoratori non entrati attraverso le selezioni fatte nei mesi scorsi. E’ una soluzione possibile. Ad oggi il problema è che la Regione non vuole trasferire tutti i fondi necessari affinché l’Ente possa riassumere tutti i lavoratori; i fondi sono nettamente inferiori a quello che dovrebbe e essere e questo impedisce al Commissario, a breve futuro presidente, la riassunzione di chi è rimasto a terra». «Situazione disastrosa. Io – sottolinea una lavoratrice - lavoravo in ambito archeologico, collaboravamo con l’Università di Sassari. Ma noi lavoratori facevamo scavo, pulizia, disegno, raccolta reperti in campo. I tesisti venivano a studiare i reperti, facevano disegni con autocad, mettevamo a disposizione le nostre competenze, dal campo all’archivio. Altri colleghi lavoravamo con i Comuni, facevano bonifica delle piazze, delle pinete, hanno creato musei a cielo aperto aiutando i Comuni stessi a migliorarsi. E adesso...». Manca ha le idee ben chiare in testa: «Il sindaco Nicola Sanna, come presidente della Rete metropolitana del nord Sardegna deve aprire un confronto all’interno della rete stessa al fine di coinvolgere tutte le Amministrazioni comunali in una lotta a difesa dei cittadini del territorio e del loro sacrosanto diritto a mantenere il loro posto di lavoro».

Nella foto: Desirè Manca con i lavoratori
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