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Red 29 ottobre 2017
«La crescita economica vada con la crescita sociale. La Sardegna cantiere di riforme», auspica il presidente della Regione autonoma della Sardegna, presente alla manifestazione organizzata alla Fiera di Cagliari
Pigliaru alle Settimane sociali Cei


CAGLIARI - «In tempi di populismo imperante è più che mai necessario e doveroso avvicinarsi al tema del lavoro con serietà e umiltà. Che per chi ha responsabilità di governo significa non fare promesse ma lavorare ogni giorno con determinazione a soluzioni concrete e rendicontarle con onestà e trasparenza». Lo ha detto questa mattina (sabato) il presidente della Regione autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru, intervenendo alla Settimana sociale dei Cattolici italiani, ospitata alla Fiera di Cagliari e dedicata al tema di un lavoro che sia libero, creativo, partecipativo e solidale.

«È una visione condivisibile e auspicabile da tutti, perché solo così il lavoro può diventare davvero uno strumento di crescita non solo economica ma sociale - ha spiegato il governatore dell'Isola - perché la crescita economica ha valore quanto più va di pari passo con la crescita sociale delle persone, quanto più è in grado di generare risorse per finanziare politiche capaci di affrontare i problemi dei più deboli. Per questo una crescita inclusiva, a sostegno di politiche di equità, di reali pari opportunità, è stata fin da principio il nostro obiettivo. In questo momento la Sardegna è un cantiere - ha proseguito Francesco Pigliaru - perché abbiamo affrontato le riforme profonde che la nostra regione aspettava da troppo tempo e che sono l’unica possibile risposta alla crisi: più lavoro, una sanità migliore e capace di ridurre il grave fenomeno della migrazione sanitaria, istituzioni più semplici ed efficienti, trasporti efficaci per mitigare il problema dell’insularità, una agricoltura più produttiva, meno soggetta alle crisi periodiche che da troppo tempo la caratterizzano».

Pigliaru ha proseguito illustrando alcune delle azioni della sua Giunta: dal piano straordinario per la scuola, che porta con se oltre 3mila occupati, alla banda larga nelle zone svantaggiate, dalle politiche attive per il lavoro agli investimenti per le imprese ed il Reddito di inclusione sociale, fino alla questione insularità con le risorse mirate ottenute con il Patto per la Sardegna e l’attesa riforma della sanità. «Ma la politica nazionale è stata distratta troppo a lungo nei confronti della Sardegna e per colmare il grave gap infrastrutturale abbiamo bisogno di poter investire di più, di poter rendere più intense le nostre politiche di inclusione sociale - ha sottolineato - e per questo se da un lato riteniamo sproporzionato, ingiusto il livello degli accantonamenti che ci impone il Governo, che riducono in modo significativo le nostre entrate e la nostra possibilità di combattere povertà e arretratezza, dall’altro pretendiamo buone regole. Nessuno può far finta che la Sardegna non sia un’isola: per giocare ad armi pari con gli altri territori stiamo rivendicando con forza in Europa il nostro diritto a una maggiore libertà di azione in alcuni ambiti, a iniziare dai trasporti. Di questo e di altro parleremo con il presidente Gentiloni nella riunione del 9 novembre a Palazzo Chigi. Da parte nostra - ha concluso Francesco Pigliaru - stiamo lavorando con serietà e senza alzare i toni alle cose che avevamo promesso, portando a termine riforme importanti e urgenti senza le quali avremmo solo stagnazione costante e frustrazione crescente. E poco importa se a tagliare i nastri dell’inaugurazione un domani ci sarà qualcun altro. A noi basta la certezza di aver fatto le cose che crediamo giuste per dare un futuro migliore alla nostra gente».

Nella foto: il presidente Francesco Pigliaru
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