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Red 29 novembre 2017
Verrà inaugurata sabato, alle 18, nella Sala Multimediale e nella Sala Busti di Casa Manno la doppia mostra fotografica Dissidio/Personae di Daniele Fadda e Ritratto interiore di Veronica Cau
Casa Manno per la fotografia


ALGHERO - Verrà inaugurata sabato 2 dicembre, alle 18, nella Sala Multimediale e nella Sala Busti di Casa Manno, ad Alghero, la doppia mostra fotografica Dissidio/Personae di Daniele Fadda e Ritratto interiore di Veronica Cau. L’allestimento sarà visitabile fino a domenica 31 dicembre.

«L’'idea dell'autoritratto – spiega Cau - è nata dal motivo che mi ha spinto a ri-avvicinarmi alla fotografia, dopo un periodo di circa cinque anni in cui avevo quasi totalmente perso contatto con la mia “essenza”, quella parte di me primitiva e primordiale su cui ho costruito la mia personalità. Ho sempre considerato la fotografia un potentissimo strumento di espressione e, come tale, ho voluto usarla per cercare di riacquistare la consapevolezza di me stessa e del mio mondo interiore. Sono sempre stata affascinata dall'autoritratto in pittura e dal modo in cui gli artisti lo usassero non solo in chiave estetica ma sopratutto emotiva (su tutti, Van Gogh e Frida Kahlo sono i due che mi hanno maggiormente ispirata); l'autoritratto come espressione del sé, visione intimistica in cui ogni elemento è una possibile chiave di lettura: colori, atmosfera, luce e pose rivelano qualcosa dell'autore. Con questo spirito, poco a poco, ho creato questi scatti, senza troppa razionalità, a volte partendo da un'idea e finendo in tutt'altra, altre improvvisando del tutto, spesso utilizzando tempi lunghi e doppie esposizioni. David Lynch sostiene che “ogni volta che si crea qualcosa, è il passato che influenza le idee, è il passato che le colora”. Nel mio caso, è stato esattamente così, la fotografia ha annullato le distanze create dallo spazio e dal tempo, per riportare tutto su un unico piano, creando una visione completa del mio mondo interiore. Non a caso le foto sono poco definite, con una grana evidente, e i viraggi di giallo e blu contribuiscono a creare un'atmosfera irreale. È indubbiamente un lavoro personale, che potrebbe sembrare teso al farmi conoscere, in realtà è stato più un mezzo per conoscere me stessa», conclude Veronica Cau.

«Il progetto intende rappresentare il concetto di conflitto interiore mettendo in contrapposizione due aspetti contrastanti della stessa persona. Il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il pulito e lo sporco, l’ordine e il disordine, sono gli elementi visivi in contrasto tra di loro. L’unica cosa comune nelle due visioni – spiega Fadda parlando di Dissidio - è la sofferenza del conflitto, accentuata dalle manette che rappresentano l’inscindibilità degli elementi a contrasto. Le foto sono state concepite per essere esposte all’interno di un parallelepipedo con lo scopo di rafforzare il concetto di costrizione, non tanto esteriore, quanto interiore. La scelta del titolo, è ricaduta sulla parola “dissidio”, oltre per il significato, perché composta da una prima parte palindroma “dis” “sid”, che mi ha dato la possibilità di ricreare il concetto del conflitto anche nel titolo e dal “io”, che riconduce all’io interiore, che è il soggetto dell’intero lavoro».

«In latino il sostantivo persona-personae, oltre al significato dell’identica parola italiana, può essere tradotto con maschera, stato, condizione o, in ambito teatrale, parte o personaggio. Ho preso spunto dai vari significati del termine – prosegue Daniele Fadda - per rappresentare un particolare stato sociale proprio della donna che, condizionata sia dal comune senso del pudore quanto da influenze maschili e maschiliste, si trova costretta a vestire una maschera, a recitare una parte che spesso non la rappresenta e non aderirà mai al proprio essere. Ne ho analizzato gli eccessi e i confini, rappresentati dagli estremi che possono essere compresi in una singola personalità, con un evidente richiamo alla sfera sessuale».
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