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Alguer.itnotiziealgheroCulturaInfanziaA scuola di Notizie: intervista Babbo Natale
Red 19 dicembre 2017
Una slitta di cultura è il dono chiesto da Santa Claus. Babbo Natale conosce tutte le lingue del mondo, ma c’è una lingua che parla al cuore dei bambini e degli adulti: è la poesia- Ecco le interviste e l´articolo realizzati da Irene Canu, Sara Lia Canu, Elisa Cattogno, Lorenzo Marras, Viola Mura, Margherita Podda e Martina Salvatore per A Scuola di Notizie
A scuola di Notizie: intervista Babbo Natale


ALGHERO - 620 anni di bontà, racchiusi nel classico e noto abito rosso, barba bianca e occhiali cerchiati oro. E’ l’inconfondibile figura di Babbo Natale che con il suo calore avvolgente rapisce la fantasia di ogni età. Ma nell’epoca in cui tutti ruoli s’invertono, stavolta non è Babbo Natale a leggere la letterina dei bambini, ma sono i piccoli giornalisti di “A Scuola di Notizie” ad intervistare Babbo Natale, nella sua casa presso la Torre Sulis di Alghero, e ad ascoltare i suoi desideri per l’imminente scadenza del 25 dicembre.

Che lettera scriverebbe Babbo Natale e cosa chiederebbe in dono? Santa Claus inizia con la lista di regali, ovviamente dedicati al prossimo perché, spiega: «Premiare e donare dà sempre un grande risultato e fa bene al cuore». Il dono in cima alla lista è che: «Tutti i bambini del mondo imparino a memoria una poesia del proprio paese, o propria città, perché la poesia esprime l’anima di un popolo e il popolo non è tale se perde le sue radici e la melodia del suo racconto orale. La poesia dev’essere scritta da un poeta del paese o da qualcuno che l’ha vissuto e amato molto. Io conosco tutte le lingue del mondo – spiega ancora - ma c’è una lingua che parla al cuore dei bambini e degli adulti: ed è la poesia».

Altro regalo importante per Babbo Natale è quello di non usare il cellulare più di dieci minuti al giorno e solo per ragioni di studio. «La tecnologia è complessa – ricorda - e va usata con attenzione per essere veramente liberi». Poi spiega che anche lui è dotato di un cellulare, ma che scrive con simboli molto strani che ha impiegato quasi un anno ad imparare quando frequentava l’Accademia per Babbi Natale. «E’ stato in 13esima Babbo Natale, la vostra Terza media – spiega – che sono diventato Babbo Natale a causa e per merito di due bambini svogliati che ho aiutato e hanno quindi fatto emergere la mia voglia di mettermi al servizio degli altri». «Prima di noi stessi – prosegue, mentre spiega di aver dimenticato il suo vero nome abbandonato ormai più di seicento anni fa - dobbiamo pensare agli altri». Babbo Natale ha chiamato questo modo di fare "lungimiranza sociale" uno che mira lontano per prevedere un futuro più bello. Ultimo desiderio della sua lettera è che si dimostri che: «E’ la cultura che aiuta l’economia e non l’economia che aiuta la cultura. Alghero – racconta - ha capito prima degli altri che Babbo Natale è per la cultura e non per il consumismo e vorrei che voi piccoli cronisti mi aiutaste a dimostrare e diffondere questo messaggio. In questa città – prosegue Santa Claus - stiamo cercando di aprire un’Università per Babbi Natale ed elfi, un’accademia mensile che riesca a diffondere un messaggio di speranza e amore, dove i Babbi Natale possano parlare al cuore della gente tutto l’anno e non sono il 25 dicembre».

* Intervista ed articolo realizzati da Irene Canu, Sara Lia Canu, Elisa Cattogno, Lorenzo Marras, Viola Mura, Margherita Podda e Martina Salvatore
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