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Red 30 dicembre 2017
Il lungometraggio del regista colombiano Harold De Vasten ha raggiunto il cuore del pubblico nella serata d’anteprima della rassegna ad Oristano, inaugurando con successo la direzione artistica di Marco Antonio Pani. Ora i preparativi si concentrano sugli appuntamenti di marzo a Cagliari, Solarussa, Asuni e Sassari
Cinema: Terre di confine parte tra gli applausi


ORISTANO – Normalmente, i grandi applausi sono riservati a proiezioni di film accompagnati dal regista. Non è stato così per il colombiano “Via Crucis” di Harold De Vasten che, nonostante l’assenza dell’autore, ha aperto tra calorosi battimani ed acclamazioni un’11esima edizione del “Terre di confine film festival”, in anteprima venerdì al Museo Diocesano arborense. In una sala gremita di pubblico, il lungometraggio sudamericano ha raggiunto il cuore degli spettatori, portando sul grande schermo oristanese lo spirito della gente vera di Timbío, uno sperduto villaggio nella periferica provincia colombiana di Cauca.

Senza la pretesa di realizzare un capolavoro, De Vasten ha portato in scena le persone comuni della sua terra con le loro ingenuità, le loro valenze espressive, i pregi ed i difetti, coinvolgendo un’intera comunità secondo i canoni solidali dello spirito locale, dai quali ha preso il nome la casa di produzione “Cine Minga”. A presentare questa gradita anteprima è stato il regista Marco Antonio Pani, al suo debutto in qualità di direttore artistico, un incarico già ricoperto da personaggi del calibro di Paolo Zucca, Antonello Carboni, Enrico Pitzianti e Peter Marcias. A fare i saluti di casa, al fianco di Pani, il coordinatore organizzativo del festival Alberto Loche e la direttrice del Museo Diocesano arborense Silvia Oppo.

«Ogni anno, c'è un paese del modo la cui cinematografia “resistente” è ospite d'onore del nostro festival – ha affermato il direttore artistico – Quest'anno, toccherà alla Colombia, un Paese che ha sofferto in modo indicibile negli ultimi cinquant'anni e che però, con forza e determinazione, sta uscendo dall'incubo, forte della bellezza dei suoi territori, della ricchezza interiore e delle capacità della parte migliore della sua gente. E in questo, il cinema colombiano non se ne sta certo a guardare. Ma reagisce e influenza, come sempre l'arte sa fare». Al Museo Diocesano, l’apertura di “Terre di confine” ha segnato in qualche modo il passaggio del testimone dalla rassegna “Il cinema siamo noi” curata da Antonello Carboni, terminata proprio venerdì con l’inaugurazione della mostra “Fotogrammi dipinti” del maestro Angelo Liberati. Ora, i preparativi del festival si concentrano sui prossimi appuntamenti che toccheranno prima Cagliari, venerdì 2 marzo 2018, con la presentazione del programma completo alla Cineteca Sarda e, a partire da giovedì 8 marzo, le tappe di Solarussa, di Asuni ed un’incursione a Sassari.

Nella foto: un momento dell'inaugurazione con Marco Antonio Pani
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