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Luciano Deriu 15 febbraio 2018
L'opinione di Luciano Deriu
Salvate i daini della foresta di Porto Conte


Salvare i daini di Porto Conte non è solo una questione di giusto e attento rispetto per la vita degli animali, ma un caso di attenta gestione della risorse ambientali e perfino di corretta applicazione delle norme. “Contenimento selettivo e abbattimento controllato” sono ciniche parole burocratiche, che hanno un significato semplice: un sovrannumero di alcune specie animali, considerate dannose per gli equilibri ambientali, sono uccise in maniera più o meno cruenta. Per i daini della foresta demaniale di Porto Conte il caso è però contestabile. È stato certo un errore introdurre una specie estranea al nostro habitat. Il daino è un animale fiero, competitivo, anche nei riguardi delle attività antropiche come le greggi. E occorreva per tempo prevedere il problema con un adeguato piano di gestione faunistica. Oggi, comunque, il loro numero, poco più di una quarantina, non pare così eccessivo da non poter essere controllato con normali metodologie di gestione. L'abbattimento è l'estrema ratio. In Sardegn,a il trasferimento di specie in sovrannumero è stato sperimentato con successo. Ad esempio i cervi di Arbus sono stati trasferiti nelle foreste dei Seui. L'assessore regionale che ha autorizzato il Parco di Porto Conte all’abbattimento dei cervi ha agito con poco discernimento, senza prevedere le possibili alternative alla via cruenta. A seguito delle segnalazioni di Legambiente, il presidente del Consorzio Monte Arci, dove esistono vaste foreste lontane da attività antropiche, ha fatto sapere di essere disponibile e interessato ad accogliere i daini di Alghero. Per salvare i daini, occorre a questo punto una revoca dell’autorizzazione regionale all’abbattimento, che deve essere emessa dalla Regione nei confronti del Parco. Questa la lettera che i dirigenti regionali di Legambiente, Vincenzo Tiana del Comitato scientifico e Annalisa Columbu, presidente regionale, hanno inviato alla cortese attenzione dell’assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna Donatella Spano.

«La recente decisione di dare via libera all'abbattimento, seppur controllato, di Daini (Dama dama) nell'area del Parco di Porto Conte, senza considerare alternative possibili, rappresenta per la nostra associazione una scelta sbagliata, condizionata da situazioni locali piuttosto che da una effettiva e corretta attività di gestione della specie a livello regionale. Su tale scelta, inoltre, il nostro circolo territoriale di Alghero raccoglie ed esprime un diffuso sconcerto e malcontento. Contraddice inoltre gli stessi principi di sostenibilità ambientale e di pianificazione faunistico-venatoria, contenuti in atti adottati dalla Regione Sardegna che attribuiscono un ruolo importante alla conservazione, valorizzazione e gestione faunistica del nostro patrimonio faunistico (e il daino ne fa parte), in modo da assicurare il mantenimento e il ripristino della biodiversità. La presenza del daino in Sardegna è un fatto piuttosto recente, frutto di reintroduzioni effettuate dall’ex Azienda foreste demaniali (oggi Agenzia FoReStas), dopo la sua estinzione negli Anni Sessanta del secolo scorso, a causa dell'eccessiva pressione venatoria e del bracconaggio. Secondo quanto riportato dall'aggiornamento della Carta delle vocazioni faunistiche in Sardegna del 2012 (Sezione ungulati), adottata dalla Regione Sardegna, la consistenza del daino nell'Isola si attesta intorno ai 750 individui con una popolazione comunque considerata scarsa o poco numerosa rispetto agli altri ungulati selvatici (cinghiale, muflone e cervo sardo) e distribuita prevalentemente in recinti di ripopolamento, con piccoli nuclei che vivono in libertà in vicinanza dei recinti stessi.

Sulla base degli habitat idonei disponibili per questa specie, la Carta delle vocazioni faunistiche ha inoltre stimato che la Sardegna potrebbe ospitare circa 18mila daini. Si tratta quindi di una specie la cui popolazione attuale costituisce appena il 5percento di quella potenziale e per questo motivo deve essere oggetto di un serio programma di ripopolamento o quantomeno di un piano operativo organico e coordinato a livello regionale in grado di gestire almeno il surplus di individui che si registrano nei recinti di ripopolamento. A tal proposito, occorre anche rammentare che sono stati già individuati i comprensori ove la specie può essere oggetto di ripopolamento. Tra questi, l'istituendo Parco naturale regionale di Monte Arci, il cui presidente del consorzio di gestione ha già dato la disponibilità ad ospitare i daini in sovrannumero nel Parco naturale di Porto Conte. Legambiente Sardegna chiede pertanto che la scelta degli abbattimenti venga revocata invitando l'assessore regionale della Difesa dell'Ambiente ad adottare un piano alternativo coerente con gli obiettivi della Carta delle vocazioni faunistiche e del Piano regionale Faunistico-venatorio. Quest'ultimo ha già superato positivamente la procedura di Vas, ma è ancora inspiegabilmente in attesa di una sua definitiva approvazione da parte della Giunta regionale. Tale piano, oltre a prevedere una caccia programmata in Ambiti territoriali di caccia (Atc), ove assicurare il legame del cacciatore al proprio territorio con presenze predeterminate e commisurare il prelievo venatorio alle effettive presenze e consistenze della fauna cacciabile, come previsto dalla legge quadro nazionale 157/1992 e dalla legge regionale 23/1998, ha individuato e sottoposto a tutela le aree maggiormente vocate per lo sviluppo di popolazioni di ungulati selvatici, dove esistono le condizioni per procedere alla realizzazione di progetti di reintroduzione ed espansione di nuclei preesistenti. Allo stato attuale, a nostro parere, i principi della caccia programmata e della pianificazione faunistica non vengono attuati e così il nostro patrimonio faunistico non viene gestito correttamente, rischiando di impoverirsi ulteriormente se non verranno adottati gli strumenti di conservazione previsti».

* per la Direzione Legambiente Sardegna
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