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Alguer.itnotiziealgheroOpinioniElezioniUn nuovo progetto politico per i sardi
Tonio Mura 17 febbraio 2018
L'opinione di Tonio Mura
Un nuovo progetto politico per i sardi


La vera novità delle prossime Elezioni politiche, per quanto molto sottaciuta dai quotidiani e dalle tv locali, è la presentazione di una sigla che porta in dote l'esperienza di otto realtà politiche sarde che sino a ieri si presentavano, se non proprio separate, almeno in forma autonoma. Il nuovo soggetto politico si chiama Progetto AutodetermiNatzione e si distingue perchè nel simbolo porta l'immagine stilizzata di uno scarabeo. Le componenti che ne hanno determinato la nascita sono Rossomori, Sardegna possibile, Sardigna Natzione, Irs, Liberu, Sardos, Communidades e Gentes. L'elemento comune che fa da collante tra le varie anime è l'idea indipendentista, rivisitata in una nuova prospettiva, cioè attraverso una rivoluzione "tranquilla" che fa del dialogo il suo principale strumento di persuasione. Indipendenti per dire basta ad ogni forma di sottomissione: politica, economica e di giustizia sociale (nel solco del pensiero di Antonio Simon Mossa, di origini algheresi). E' a dir poco paradossale, questo il filo conduttore dei ragionamenti, che un milione e mezzo di sardi, distribuiti all'interno di una terra ricca di bellezze, di tradizioni e di risorse, non riescano ad autodeterminare il proprio futuro e debbano subire scelte politiche esterne che non corrispondono al desiderio di riscatto che anima giovani e meno giovani. A fronte di questa ultima considerazione emerge un fatto forse unico nella storia della Sardegna democratica: senza l'impegno diretto di AutodetermiNatzione avremmo avuto una campagna elettorale senza sigle di partiti locali, neppure quella dello storico Psd'az che, come conseguenza di un accordo molto criticato (e che ha causato anche delle espulsioni), candida i suoi uomini sotto il simbolo della Lega di Salvini, forse il partito più ostile verso la questione meridionale dal Dopoguerra a oggi.

E sono proprio gli accordi con i partiti nazionali che rappresentano l'elemento divisorio tra AutodetermiNatzione e le altre componenti locali tipo il Partito dei sardi di Maninchedda (sino a ieri in Giunta col Pd), Unidos di Pili, Riformatori sardi e lo stesso Psd'az. D'altronde, negli ultimi venti-trent'anni alla guida della Sardegna abbiamo visto esponenti che avevano come riferimento i partiti nazionali, senza per questo aver individuato percorsi in grado di rivitalizzare la debole economia sarda anzi, col loro atteggiamento subalterno, hanno contribuito a ridurre in modo preoccupante i posti di lavoro, mandando in crisi decine di migliaia di famiglie sarde. In discussione, secondo gli esponenti dello scarabeo, vi è il modello di sviluppo sin'ora adottato, sempre in bilico tra speculazione e assistenzialismo. Rimangono ancora aperte questioni fondamentali, come le bonifiche delle aree inquinate dall'industria, compresa l’industria di Stato, la presenza di servitù militari che non hanno eguali in tutta europa, la grave questione dei trasporti di merci e persone da e per l'Isola, la realizzazione della zona franca così come previsto dallo Statuto regionale, il rilancio delle attività coerenti (e quindi sostenibili) con le peculiarità sarde e in primis (ma anche come conseguenza) la mancanza di lavoro e il relativo livello occupazionale, tra i più bassi d'Italia e d'Europa. Lavora meno di un giovane su due, peggio per le donne. Ovviamente l'elenco delle criticità può allungarsi a dismisura, ma non è questo il luogo. Qui basta evidenziare che per AutodetermiNatzione ai sardi rimane solo una possibilità: ispirarsi al modello catalano, portare al governo della Regione le forze politiche che hanno come obiettivo l'indipendenza della Sardegna dentro un patto federalista. Per Lucia Chessa, candidata per la Camera nel collegio di Nuoro, significa “comandare in casa nostra”. Nessuno degli esponenti di rilievo nasconde che i fatti catalani siano stati di stimolo per trovare un accordo unitario e mettere insieme le forze politiche che chiedono più sovranità, senza confondersi con esperienze del passato e senza collegarsi ai partiti nazionali. L'aggregazione è aperta anche agli altri partiti sardi che sapranno rinnovarsi e che per ora hanno scelto di starne fuori, affinchè il percorso di decolonizzazione (possiamo chiamarlo così) sia maggiormente condiviso e si arrivi al più presto a portare le forse indipendentiste al governo dell'Isola.

Da quest'ultima considerazione si intuisce che Progetto AutodetermiNatzione ha una prospettiva che va oltre gli appuntamenti elettorali, per quanto le elezioni siano importanti per veicolare le proprie idee e far conoscere i principali esponenti del nuovo soggetto politico. Ovviamente, quello che si auspica è una più articolata presenza territoriale di AutodetermiNatzione, sulla base dei contatti che ogni campagna elettorale permette di realizzare. Al di là del risultato, che personalmente prevedo di un certo rilievo, per dare un futuro all'esperienza è necessario essere attivi nelle realtà piccole e grandi, intervenendo sulle questioni locali, portando nella vita politica nuovi elementi di riflessione. Non si parte da zero, perchè le varie componenti che hanno dato vita a Progetto AutodetermiNatzione già vantano un certo radicamento nei territori, anche se si tratta di una presenza a macchia di leopardo. Inoltre, almeno questo è il mio parere, è necessario il superamento delle sigle fondatrici sulla base del programma comune, cioè quel minimo comune denominatore da cui si parte per presentarsi uniti agli elettori sardi. Voglio essere più chiaro: Autodeterminatzione non può configuararsi semplicemente come un contenitore asettico, perchè l'unione può nascere solo dal saper conciliare le diversità, e questo comporta fatica, impegno e anche un po’ di testardaggine. Per questo è importante, anche di fronte a leggi elettorali differenti (come può essere quella regionale rispetto al Rosatelum), che le varie componenti non si perdano di vista, ma sappiano sempre aggregarsi per raggiungere gli obiettivi condivisi, riconoscendosi e ricongiungendosi nel processo di liberazione e autodeterminazione del popolo sardo, sapendo far dialogare le differenze interne. Sul piano politico è urgente quindi che AutodetermiNatzione non si identifichi con una esperienza elettorale, o che il simbolo dello scarabeo compaia solo in queste occasioni. L'operazione di presentarsi alle Politiche è certamente un passaggio importante, soprattutto nella contingenza attuale, ma non deve essere considerato un punto di arrivo. Semmai è una partenza, di un lungo e faticoso viaggio senza rendite di posizione, dove si impara a stare insieme e si crea un modello da trasferire nella società sarda, un modello di collaborazione compiuta, il contrario di “divide et impera” o se si preferisce il contrario di “pocos, locos y mal unidos”. Perchè va bene dire che si vuole arrivare al governo della Regione e dei Comuni, ma di più bisogna che i sardi credano che con Progetto AutodetermiNatzione si mettono le basi per ripensare il modello di sviluppo della Sardegna, legandolo alle risorse interne dell'Isola, a partire dai suoi giovani, e senza che la Sardegna continui a essere terra di conquista per speculatori di ogni tipo, compresi quelli che vengono veicolati o catapultati sull'Isola attraverso la complicità dei partiti nazionali e di quelli sardi (sempre di meno per fortuna) che, purtroppo, si “accodano” (e mi sa che qualche lettore in quest'ultimo termine ci leggerà maliziosamente un doppio senso. A ognuno la sua “giusta” interpretazione).
Commenti
20/6/2018
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