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Alguer.itnotiziesardegnaEconomiaLavoroCna fita: al via la campagna
Red 28 febbraio 2018
Appello agli europarlamentari ed alle Istituzioni sarde, perché dicano “no” alla liberalizzazione del cabotaggio stradale. Italia, costi di esercizio dell’autotrasporto più alti d’Europa e differenziali fiscali e contributivi che non reggono la competizione con i Paesi dell’Est
Cna fita: al via la campagna


CAGLIARI - Al via su tutto il territorio nazionale la campagna Cna fita #stopdumping per una concorrenza leale nel settore del trasporto su strada. L’autotrasporto nazionale ha perso importanti quote di mercato a causa di una concorrenza con la quale è impensabile poter competere. Le imprese di autotrasporto italiane che avevano un ruolo in Europa, in quasi dieci anni hanno visto perdere competitività e capacità di aggredire il mercato del trasporto internazionale, assistendo anno dopo anno ad un incremento di operatori che stanno occupando importanti spazi nel mercato nazionale anche attraverso forme di cabotaggio non sempre regolare, e spesso effettuato dalle cosiddette imprese “estero vestite”, imprese italiane che hanno de-localizzato la propria attività nei Paesi dell’Est Europa emergenti.

A farne le spese sono state soprattutto le piccole e medie imprese artigiane dell’autotrasporto merci, che dal 2008 al 2016 sono diminuite complessivamente di 25.587 unità attestandosi intorno alle circa 84.500 imprese attive sul territorio nazionale. In Sardegna, dal 2009 al 2016, il settore ha avuto una riduzione del 24,2percento, passando da 3.073 a 2.329 imprese attive. Dal 2007 al 2016, sono progressivamente raddoppiate le quote di volume merci trasportate in Italia da vettori non residenti nel territorio nazionale, passato dalle 4,876 del 2007 alle 7,997milioni di tonnellate del 2016. Andamento opposto si rileva per il trasporto internazionale effettuato dalle imprese italiane, che hanno visto dimezzate le quantità trasportate oltre confine, attestandosi a un valore di 6,758milioni di tonnellate del 2016 rispetto alle 14,996milioni del 2010. Con ii costi di esercizio più alti d’Europa (1,60euro al chilometro), i vettori italiani faticano a tenere il passo con le aziende degli altri Paesi dell'Unione europea, soprattutto con quelli dell’Est Europa, che vantano inoltre differenze salariali, contributive e fiscali notevoli a carico degli operatori economici. Guardando al valore medio del salario lordo annuale di un autista di autotrasporto internazionale, le differenze sono enormi e passano dai 55.810euro del Belgio ai 15.859 della Bulgaria. L'Italia è al secondo posto, con 51.219euro annui, circa la metà del costo annuo sostenuto nei Paesi dell’Est Europa quali Slovenia (24.034), Slovacchia (21.784), Polonia (19.813), Repubblica Ceca (19.667), Ungheria (18.957), Lituania (18.008) e Romania (17.868).

«In questi giorni, a Bruxelles, con il dibattito sulle norme contenute nel Pacchetto mobilità - spiega Francesco Pinna, vicepresidente nazionale e presidente regionale Cna fita - si stanno determinando le sorti ed il futuro delle imprese di autotrasporto. Per la sopravvivenza delle imprese di un comparto strategico come quello del trasporto e della logistica, occorre adottare con urgenza misure in grado di arginare fenomeni distorsivi della concorrenza. Non intervenire significa consegnare l’Autotrasporto in Italia nelle mani di altri operatori. Non possiamo competere con chi in nome della libera circolazione delle merci esegue trasporti con un costo del lavoro di 8euro all’ora contro i nostri 28euro, con costi di gestione generalmente più bassi e una tassazione più favorevole, spesso senza rispettare le norme sul cabotaggio, sul distacco transnazionale e sui tempi di guida e riposo degli autisti». «Servono norme che riequilibrino il deficit di armonizzazione delle legislazioni dei vari Stati membri – ha aggiunto Valentina Codonesu, responsabile regionale Cna fita – ma anche che il livello dei controlli siano più elevati, con un sistema sanzionatorio davvero efficace e penalizzante per gli operatori che non rispettano le regole».

«Sul tema del distacco transnazionale e del dumping sociale praticato dalle imprese estere di autotrasporto ci appelliamo ai nostri europarlamentari e alle Istituzioni – concludono Pinna e Codonesu – perché insieme a noi sostengano con forza “no” la liberalizzazione del cabotaggio stradale, “no” all’uso illegale e distorto del distacco transnazionale; “si” a maggiori controlli per la verifica della regolarità delle operazioni di trasporto internazionale e di cabotaggio; “no” all’estensione della possibilità di noleggiare veicoli di massa maggiori di 6tonnellate alle imprese di trasporto in contro proprio; “no” alla disapplicazione delle norme sui tempi di guida e di riposo ai trasporti non commerciali, senza limiti di massa; “si” a una nuova articolazione dei riposi settimanali degli autisti».
Commenti
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19/6/2018
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