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Alguer.itnotiziesassariCronacaArresti › Terroristi, cellule in Sardegna
Red 10 maggio 2018
E’ in corso una vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura Distrettuale antimafia e antiterrorismo di Cagliari, nel cui contesto la Digos della Questura di Sassari sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del capoluogo sardo ed a diverse perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di appartenenti ad ambienti dell’estremismo islamico stanziati nel nord Sardegna
Terroristi, cellule in Sardegna


SASSARI - E’ in corso una vasta operazione della Polizia di Stato, coordinata dalla Procura Distrettuale antimafia ed antiterrorismo di Cagliari, nel cui contesto la Digos della Questura di Sassari sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo sardo ed a diverse perquisizioni domiciliari e personali nei confronti di appartenenti ad ambienti dell’estremismo islamico stanziati nel nord Sardegna. L’indagine, supportata a livello centrale dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e raccordata a livello internazionale dal Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno della Dcpp/Ucigos, ha disarticolato un sodalizio transnazionale, con basi in Italia, Svezia, Germania, Turchia e Siria, con l’arresto di tre siriani ed un marocchino accusati di far parte di una cellula di supporto dell’organizzazione terroristica combattente Jabhat al Nusra, emanazione siriana di Al Qaeda.

I reati contestati sono l’associazione con finalità di terrorismo, il finanziamento del terrorismo e l’intermediazione finanziaria abusiva. L’attività di indagine ha preso avvio da un diverso filone investigativo sul traffico di profughi siriani dall’Italia settentrionale verso i Paesi del nord Europa, sviluppato dalle Ddat delle Procure della Repubblica di Cagliari e Brescia, nel quale è risultato marginalmente coinvolto uno degli odierni arrestati. L’inchiesta della Digos di Sassari, attraverso una complessa attività tecnica, ha fatto emergere come i quattro odierni arrestati, oltre a porre in essere attività di sostegno e proselitismo, anche via internet, in favore della causa jihadista, finanziassero in modo costante, dall’Italia e da diversi paesi europei, l’organizzazione terroristica siriana Jabhat al Nusra, convogliando nei territori di guerra somme di denaro con il meccanismo dell’“hawala”, fuori cioè dai canali finanziari legali.

Importanti spunti investigativi sono stati forniti dalla collaborazione di uno degli indagati nel procedimento sul traffico di clandestini che, oltre a delineare i contorni dell’organizzazione dedita a facilitare il trasferimento di profughi siriani dall’Italia al nord Europa, ha confermato il ruolo dei quattro arrestati nel finanziamento di Jabhat al Nusra, fornendo indicazioni che hanno trovato puntuali riscontri negli accertamenti della Digos sassarese. Per quanto riguarda in particolare la raccolta ed il trasferimento del denaro, nel corso delle indagini è emerso come uno degli destinatari dei provvedimenti (un 46enne siriano, già gravitante a Olbia e poi trasferitosi in Svezia prima di essere fermato in Danimarca, dove si trova detenuto su mandato d’arresto europeo emesso dall’Autorità giudiziaria di Tempio Pausania per un altro procedimento a suo carico) avesse organizzato una vera e propria rete divenuta un punto di riferimento per i siriani, in particolare per quelli residenti in Sardegna, che volessero trasferire denaro da e per il Paese d’origine, impiantando uffici in tutta Europa, oltre che in Siria ed in Turchia. Per effettuare i trasferimenti di denaro richiesti, l’uomo non utilizzava il normale circuito bancario, ne circuiti di money transfer (non esistenti nelle zone di guerra) bensì i propri capitali, disseminati in vari Paesi. In particolare, una volta ricevuta la conferma del pagamento della somma di denaro da parte della persona interessata al trasferimento, faceva poi ottenere il controvalore direttamente ai destinatari in Siria attraverso dei fiduciari, trattenendo una percentuale per ogni operazione.

Solo per citare gli ultimi episodi in ordine di tempo, nel maggio 2017, il fratello dell’uomo è stato fermato in Svezia in possesso di un'ingente somma di denaro in contanti (675mila corone, pari a circa 70mila euro), mentre a giugno 2017 un altro fiduciario è stato sorpreso con un'importante somma di denaro in contanti, mentre era in procinto di partire per Budapest. Sono diverse centinaia di migliaia di euro i fondi illegalmente trasferiti verso la Siria dall’organizzazione basata a Olbia facente capo al siriano. Dalle investigazioni, emerge in sostanza come l’organizzazione imprenditoriale, ben conosciuta anche dalla comunità dei siriani all’estero e con uffici ad Istanbul, Beirut, Khartoum, Il Cairo e Raqqa, fosse in grado di far pervenire in tempi brevi ed in modo affidabile importanti somme di denaro in Siria, anche nelle zone direttamente controllate dal Daesh.

Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini, giovatesi anche del contributo informativo dell’Aisi, hanno evidenziato come la capacità dell’organizzazione di convogliare, attraverso il sistema descritto, ingentissime somme di denaro in quel problematico quadrante fosse strettamente legata ai rapporti del capo e dei suoi fiduciari con le organizzazioni fondamentaliste antigovernative operanti in Siria, in particolare nella zona di Edlib, in favore delle quali risulta aver finanziato anche l’acquisto di diverse armi da guerra ed autovetture pick-up. Anche l’adesione ideologica degli odierni arrestati alle organizzazioni fondamentaliste operanti in Siria emerge puntualmente da una nutrita serie di conversazioni nelle quali gli accusati seguono da vicino l’evoluzione della guerra civile siriana e dimostrano, con grande partecipazione emotiva, la loro vicinanza ideologica alle formazioni antigovernative, commentando entusiasticamente ed esaltando i successi militari di Al Nusra e scambiandosi una serie di informazioni aggiornate e particolareggiate su quanto appena avvenuto sul fronte di guerra, dimostrando in tal modo di avere contatti diretti con le organizzazioni combattenti impegnate nella guerra civile siriana.
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