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Red 14 giugno 2018
«Lo spopolamento è il tema dei temi e non riguarda soltanto la Sardegna», ha dichiarato l´assessore regionale degli Enti locali, che ieri mattina ha partecipato alla massima assise isolana
Carta di Ollolai: Erriu in Consiglio


CAGLIARI - «Il dibattito sullo spopolamento dura da tempo, in Sardegna. Siamo alla ricerca di una soluzione costruita su misura per una realtà del tutto peculiare, come è quella isolana, a fronte di un fenomeno (malessere demografico, spopolamento e modificazioni strutturali nelle dinamiche demografiche) che investe tutto il territorio nazionale. L’Istat ha pubblicato di recente un documento molto importante sul futuro del Paese sotto questo profilo, che dimostra come tutte le regioni italiane da qui al 2060 saranno soggette a flussi di popolazione dalle campagne alle città, dal Sud verso il Nord e dal territorio italiano verso l’estero. Se diamo credito alle previsioni demografiche più pessimistiche in Italia, da qui al 2060 ci sarà un calo demografico di 10milioni di abitanti». Così, l’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu ha esordito ieri mattina (mercoledì) in Consiglio regionale, nel corso della presentazione della Carta di Ollolai, il volume che raccoglie gli atti del convegno sullo spopolamento delle zone interne della Sardegna promosso dall’Associazione ex parlamentari sardi.

«Siamo alla ricerca di soluzioni adeguate alla realtà sarda ed efficaci – ha proseguito Erriu – ma dobbiamo prendere atto che molti provvedimenti del passato si sono rivelati insufficienti o addirittura inadeguati. Occorre un salto culturale: in questo senso il lavoro fatto dall’Anci e dal Cal, unitamente alla Regione e che è sfociato nell’iniziativa di Ollolai, è molto importante. La Giunta Pigliaru ha destinate molte risorse per contrastare i fenomeni di desertificazione economica dell’interno, come le politiche per lo sviluppo locale, la programmazione territoriale, i Gal, il Piano Sulcis e il Piano di rilancio del Nuorese, tutti strumenti importanti ma tanto più efficaci se immaginati in una dimensione di coordinamento di politiche che favoriscano i processi di cooperazione intercomunale. C’è ormai la consapevolezza da parte di tutti che i Comuni, da soli, non ce la fanno e chi vive all’interno del singolo Comune non può reggere se non nell’ambito di un contesto territoriale, di una nuova governance che va costruita con efficace determinazione. Servono dei provvedimenti normativi ma serve soprattutto creare una nuova, diffusa mentalità. Dobbiamo introdurre strumenti organizzativi, potenziare i servizi della Pubblica amministrazione e garantirne il mantenimento nei territori. Il fatto che il convegno di ottobre si sia tenuto a Ollolai, paese nel quale il sindaco Efisio Arbau ha promosso un’iniziativa a metà strada tra il provocatorio e il progetto meditato e ben calibrato, ha un forte valore simbolico che sta avendo un risalto internazionale».

«Alcuni Comuni sardi si stanno muovendo nella giusta direzione – ha concluso l’assessore regionale – ma le singole iniziative di incentivazione, di promozione e di marketing territoriale non bastano. Il sistema va consolidato attraverso un inedito strumento: attorno a questo tema si tratta di chiamare a raccolta gli stati generali della politica, dell’economia e della società sarda, per le zone interne e contro lo spopolamento e la desertificazione. Al di la del fatto terminologico, occorre la sinergia di tutte le istituzioni: i rappresentanti della Giunta, del Consiglio regionale, del sistema delle Autonomie locali e delle Università, delle organizzazioni sindacali e di categoria. Tutti devono sentirsi chiamati attorno a un tavolo comune per individuare un nuovo modello di governance, magari guardando alle soluzioni adottate da altre realtà periferiche delle regioni d’Europa e del mondo. Quel modello deve passare attraverso un dibattito che non può non partire dal parlamento dei sardi. In questa parte residua della legislatura, a mio avviso, dovremmo considerare questo argomento come il tema dei temi. Da consegnare in eredità alla prossima legislatura per la Sardegna di domani e per le future generazioni».
Commenti
15/6/2018
Ad aprire gli interventi del sit-in sono stati Giovanni Sotgiu dell´UDU e Rita Diez e Giovanni Salis di Emergency Sassari che hanno ricordato, alla parola d´ordine "restiamo umani", che esiste ancora una parte di paese disposta a lottare e che crede fermamente che le vite umane hanno tutte lo stesso valore, al di là della razza, del colore della pelle e del luogo di nascita
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