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Alguer.itnotizieportotorresPoliticaPolitica › «Prendiamo atto delle decisioni di Piras, padrone di Ap»
Mariangela Pala 30 giugno 2018
«Siamo cofondatori di questo movimento che in questi ultimi tre anni è stato rappresentato in Consiglio comunale in modo impeccabile ed autorevole dal nostro consigliere Alessandro Carta ed evidenziamo il fatto che noi, intesi come assemblea cittadina, possiamo permetterci di definirlo “nostro” a differenza di quanto affermato da Piras che si esprimeva unicamente per conto suo e forse di qualche altro»
«Prendiamo atto delle decisioni di Piras, padrone di Ap»


PORTO TORRES - L’ex segretario di Autonomia Popolare, Gavino Ruiu insieme all’assemblea cittadina e al suo presidente «prende atto delle esternazioni del “padrone” del simbolo, nonché uno dei fondatori del movimento stesso». Così gli ex esponenti del movimento Ap nato nel 2002, replicano alle dichiarazione del presidente regionale Enrico Piras che ha deciso di commissariare la sezione cittadina e di azzerare tutti i quadri dirigenti.

«Siamo cofondatori di questo movimento che in questi ultimi tre anni è stato rappresentato in Consiglio comunale in modo impeccabile ed autorevole dal nostro consigliere Alessandro Carta ed evidenziamo il fatto che noi, intesi come assemblea cittadina, possiamo permetterci di definirlo “nostro” a differenza di quanto affermato da Piras che si esprimeva unicamente per conto suo e forse di qualche altro». Gli ex esponenti di Autonomia popolare chiedono pertanto le scuse del “presidente regionale” «per un atteggiamento autoritario, anacronistico e ingiustificato. Egli stesso, diceva, in tempi non sospetti, che la politica è fatta di momenti e situazioni per cui a volte è meglio ascoltare piuttosto che essere presenti a prescindere solo per il gusto di occupare in quel momento la scena». Questo è quanto gli si chiedeva nel documento firmato dalla segreteria cittadina di Ap «Ascoltare una base stanca di assenze ingombranti».

Al consigliere Carta il gruppo ha offerto tutto il suo sostegno. «Non ci sentiamo commissariati - dicono - e prendiamo atto di una scelta che rimanda ad un modo padronale di concepire la politica che non ha mai avuto ragione di esistere. Ci chiediamo peraltro quale sia il soggetto indicato da chissà quali “quadri dirigenziali regionali” alla nomina di commissario e quale organo ufficiale abbia dato il via libera a tale commissariamento. Ci chiediamo se tale soggetto sia un iscritto o se è divenuto tale da qualche ora giusto per l’occasione».

«Per questo non ci sentiamo commissariati, - proseguono - ma a seguito della sconfessione nei confronti del nostro consigliere Carta, ci riteniamo liberi di andare oltre un semplice simbolo, liberi di indossare una nuova veste e nuova sostanza, portando con noi lo stesso spirito ed entusiasmo che in questi anni, nonostante tutto, hanno rafforzato il nostro spirito di servizio nei confronti della politica, principio questo che prescinde da qualsiasi simbolo ma insito in ognuno di noi».
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