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Red 21 luglio 2018
«Il regionalismo differenziato è altra cosa rispetto alla specialità. Pieno impegno da parte delle Regioni a Statuto speciale a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato ma rifiuto ad ogni imposizione non concordata in tema dell’entità degli accantonamenti». Questo il fulcro della dichiarazione del presidente del Consiglio regionale, in visita a Roma per incontrare il ministro per gli Affari regionali
Ganau incontra il ministro Stefani


CAGLIARI - «Il regionalismo differenziato deve essere ben distinto dalla specialità». Lo ha ribadito ieri mattina (venerdì), al ministro per gli Affari regionali Erika Stefani, Gianfranco Ganau, presidente del Consiglio regionale e coordinatore dei presidenti delle Assemblee delle Autonomie a Statuto speciale durante la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome.

«Il Coordinamento – ha dichiarato Ganau – non vede contrapposizione tra l’intento perseguito dalle Regioni ordinarie di accrescere funzioni ed ambiti di competenza in applicazione dell’articolo 116 comma 3, ed il rilancio e la attualizzazione della specialità. Fatti salvi gli strumenti di perequazione atti a compensare gli squilibri regionali e a garantire un paritario sviluppo della nazione così come previsto dalla Costituzione entrambi gli obiettivi rispondono infatti ai più avanzati principi costituzionali ed europei di differenziazione e adeguatezza e mirano ad un ripresa di tutte le autonomie regionali e delle province speciali, ma si muovono su piani diversi».

«La specialità ha come fondamento non solo ragioni storiche–identitarie (quelle etnico-linguistiche-culturali ne sono una parte), ma anche con diversa intensità e articolazione a seconda delle diverse autonomie, ragioni geografiche (quali l’insularità o l’integrazione coi territori transfrontalieri, nella mutata condizione di confine, caratterizzato oggi da alta permeabilità) e ragioni strutturali ed economiche che richiedono politiche generali (non solo settoriali) a forte caratterizzazione regionale capaci di interpretare e rispondere alle specificità dei territori».

«Queste ragioni – ha concluso il presidente del Consiglio regionale - permangono e sono ancora attuali». Il coordinatore dei presidenti delle Assemblee delle Autonomie a Statuto speciale, dopo aver ricordato l’ampio contributo che nel tempo hanno dato le autonomie speciali contribuendo ampiamente a perseguire gli obiettivi del patto di stabilità e della solidarietà nazionale, ha assicurato il pieno impegno da parte delle Regioni a Statuto speciale a contribuire alla riduzione del deficit dello Stato, ma ha ribadito il rifiuto ad ogni imposizione non concordata in tema dell’entità degli accantonamenti.

Nella foto: un momento dell'incontro
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