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Alguer.itnotiziesardegnaEconomiaCommercio › La Sardegna guarda al mercato britannico
Red 21 agosto 2018
Dalle piccole e medie imprese della Sardegna 31milioni di beni e servizi sul mercato britannico. Per ora, la Brexit non fa paura. «Vendere all’estero per far crescere aziende ed economia sarda», dichiarano Antonio Matzutzi e Stefano Mameli di Confartigianato Sardegna
La Sardegna guarda al mercato britannico


CAGLIARI - Ammonta a circa 31milioni di euro il giro d’affari delle micro, medie e piccole imprese della Sardegna nel mercato britannico, in crescita del 42percento tra il 2016 ed il 2017. A certificare questi numeri è l’analisi dall’Osservatorio per le Mpi di Confartigianato imprese Sardegna sull’export delle Mpi isolane nel Regno unito nel 2017, su fonte Ista. Il dossier ha analizzato i flussi commerciali dell’Isola verso Inghilterra, Galles, Scozia e Nord Irlanda di alimentari, prodotti in legno e metallo, pelletteria, abbigliamento e tessile, mobili e ceramiche. Dei 31,657milioni di euro esportati negli ultimi dodici mesi dall’Isola nel Regno unito, 24milioni sono dati dalla vendita di prodotti in metallo, 4 di materiale vario, 2,5 è dell’agroalimentare, il resto da dividere in altre categorie. A livello provinciale, in testa Carbonia-Iglesias con 24milioni di euro (in crescita del 45,8percento), segue Olbia-Tempio con oltre 4milioni (con un incremento del 422,8percento), poi Cagliari ed Oristano con 1,2 milioni, Sassari con circa 300mila euro e Nuoro con poco più di 200mila.

«Questi dati, per le micro e piccole imprese, rappresentano una fetta importante del loro fatturato - commenta il presidente di Confartigianato imprese Sardegna Antonio Matzutzi – e ci danno l'idea di quanto il Regno unito rappresenti un partner commerciale importante per le nostre aziende. Purtroppo, le conseguenze dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea sono tutte da valutare. Non mi riferisco unicamente alle ripercussioni sui mercati finanziari, ma anche a quelle sull'economia reale, visto l'indebolimento di quell'area di libero scambio che ha rappresentato il vero punto di partenza dell'Europa per come la conosciamo oggi. Il timore è quello di tornare indietro di decenni – sottolinea Matzutzi - passando da una situazione di libera circolazione di merci e lavoratori ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe, sia da una parte che dall'altra».

«Per ora, le nostre piccole imprese non hanno subito contraccolpi o danni – prosegue il segretario regionale di Confartigianato Stefano Mameli – e, per fortuna, per ora, non si temono neanche “perturbazioni” politiche ed economiche per quelle merci che, quotidianamente solcano mari e cieli per un mercato ricco di opportunità come quello britannico. Come associazione imprenditoriale siamo fiduciosi che l’Italia e l'Europa saranno in grado di trovare le modalità necessarie per gestire e minimizzare le ricadute di quanto si potrà verificare». «Guardare fuori dai nostri confini per fare affari – riprendono Matzutzi e Mameli - è un imperativo per il sistema economico sardo. Da qualche anno, la nostra associazione e i suoi artigiani lavorano per dare immediato impulso alla crescita, valorizzare le eccellenze del territorio e sostenere gli sforzi imprenditoriali, attraverso un mix di iniziative di incoming in collaborazione con Ice, progetti di internazionalizzazione con la Regione, collaborazione con associazioni che hanno rapporti con Paesi arabi, europei e dell’area euro-asiatica, partecipazione a fiere selezionate per ogni settore e infine una grande attenzione alle vendite on line con il nuovo servizio di accompagnamento a siti made in Sardegna. Grande attenzione al web – concludono presidente e segretario di Confartigianato – siamo convinti che questo metodo sia l’occasione per vendere nel mondo non solo i nostri prodotti, ma anche la sensazione di entrare nelle nostre botteghe e parlare con i migliori makers del mondo».
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