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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniTrasportiLicenziamenti Arst, metodi indegni
Paola Deiana* 29 agosto 2018
L'opinione di Paola Deiana*
Licenziamenti Arst, metodi indegni


In occasione di una riunione tenutasi la scorsa settimana, alla presenza di vari esponenti del Movimento 5 stelle e di alcuni dipendenti dell’Arst, società totalmente controllata dall'Amministrazione regionale, è emerso che detta Azienda avrebbe deciso di abbattere il costo del personale con un licenziamento collettivo, con efficacia già dal primo settembre, di ben 89 dipendenti, deliberatamente scelti fra i più anziani e qualificati, onde assumere personale nuovo e, appunto, meno costoso. La tempistica fulminea adottata dall’Azienda e dalle rappresentanze sindacali che hanno partecipato al tavolo di contrattazione, peraltro approfittando del periodo estivo, ha fatto sì che buona parte del personale coinvolto nella procedura di licenziamento collettivo abbia appreso con sommo stupore o avuto piena contezza della drastica decisione aziendale di porre fine al rapporto di lavoro dei “prescelti” solo in data 16 agosto, ossia con soli quindici giorni di preavviso.

Ci lascia davvero perplessi il gap di comunicazione con i lavoratori, ma soprattutto il fatto che i sindacati abbiano avallato una decisione, a nostro avviso, del tutto illegittima da parte dell’azienda. Nella missiva indirizzata ai “prescelti”, si legge a chiare lettere che l’azienda, al fine di agevolarne l’”uscita”, offre loro uno “specchietto per le allodole”, ossia una indennità integrativa dell’assegno di disoccupazione, la cosiddettà “Naspi” (che come è noto è erogata dall’Inps), pari alla differenza fra detto assegno e lo stipendio base lordo, peraltro con un versamento in soluzione unica al fine di rendere più allettante l’“offerta”. L’Azienda sottolinea impudentemente che la corresponsione di detta indennità integrativa è tuttavia condizionata alla sottoscrizione da parte del dipendente di un verbale di conciliazione in sede sindacale, che prevede la rinuncia all'impugnazione del licenziamento e al diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni. Quanto sopra riportato è tanto vero quanto indegno. Ci domandiamo se l’Assessorato competente sia connivente o ancora peggio che esso possa ignorare detta situazione.

Se da una parte è grave il mettere alla porta dei lavoratori che vista l’età avranno sicuramente maggiore difficoltà a trovare un nuovo impiego, è ancora più grave la richiesta di fatto estorsiva di una rinuncia a dei diritti mediante la sottoscrizione del verbale di conciliazione, pena la mancata corresponsione dell’indennità di cui sopra. Questi lavoratori si trovano di fronte ad una scelta molto difficile, e di certo non libera come dovrebbe essere. Non accettare la proposta e tutelare i propri diritti per vie legali, ma dovendo vivere solo con la Naspi e non l’integrazione aziendale, oppure accettare quanto proposto, percependo uno stipendio, comunque inferiore rispetto all’attuale, fino al raggiungimento della pensione, perdendo i relativi contributi che andranno ad incidere negativamente sull’importo della futura pensione.

Le situazioni dei dipendenti coinvolti variano da caso a caso: alcuni intendono accettare questo “scivolo” verso la pensione, perché magari già prossimi a tale evento e con una situazione contributiva tale da assicurare loro una pensione dignitosa, altri, invece, si trovano in condizioni contributive non ancora sufficienti a garantire loro una pensione dignitosa o comunque corrispondente a quella auspicata, nonché in situazioni familiari complesse, tali da non potersi permettere una riduzione del proprio stipendio ne, tantomeno, una pensione bassa e non adeguata alle rispettive esigenze. Stando a quanto si legge nella missiva ricevuta dai dipendenti, la procedura di licenziamento collettiva sarà resa efficace previa approvazione da parte della proprietà, ovvero l’Assessorato ai Trasporti della Regione autonoma della Sardegna. Ci sarà dunque chi si dovrà assumere la responsabilità politica di una simile vergogna.

* deputato del Movimento 5 stelle, anche a nome del collega Bernardo Marino
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