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Mariangela Pala 5 ottobre 2018
Così la società in house Multiservizi del Comune di Porto Torres affronta il periodo di crisi senza alcun confronto o esame congiunto con le istituzioni per tentare di salvare una realtà che offre lavoro a 30 famiglie
«la Multiservizi lasciata morire da chi ci governa»


PORTO TORRES - Interventi tampone con contratti per soli tre mesi, in gran parte non rinnovati, altri sospesi con risorse che non arrivano, per garantire lo stipendio a 30 lavoratori. Così la società in house Multiservizi del Comune di Porto Torres affronta il periodo di crisi senza alcun confronto o esame congiunto con le istituzioni per tentare di salvare una realtà che offre lavoro a 30 famiglie. «Le motivazioni delle dimissioni dell'amministratore unico sono l'epilogo di quanto denunciato più volte in consiglio comunale, - sostiene il consigliere comunale Davide Tellini- dove la volontà di chiudere la società, iniziata con la riduzione dei contratti e delle prestazioni, è stata malevolmente mascherata da dichiarazioni da parte di alcuni consiglieri di maggioranza che ritenevano “un gioiello da preservare”. Mentivano spudoratamente, consapevoli di mandare a casa 30 lavoratori».

Per ora di prezioso ci sono le figure professionali, persone che lunedì mattina scenderanno in piazza Umberto I per chiedere all’amministrazione maggiore rispetto e gridare contro «un atteggiamento inaccettabile – aggiunge Tellini – perché la maggioranza ha preferito impegnarsi a portare avanti progetti banali mentre ha consapevolmente lasciato al proprio destino la Multiservizi, azienda che sino al 2015 ha dato sempre risposte concrete all'Amministrazione e quindi alla città». I sindacati delle federazioni Cgil-Filcams e Cisl-Fisascat hanno proclamato lo stato di agitazione e se nel frattempo la situazione non verrà regolarizzata saranno attivate le procedure per l’astensione dal lavoro.

« La Società è stata, giorno dopo giorno, volontariamente privata della loro peculiarità fatta di uomini e donne con una professionalità polivalente e che rispondeva perfettamente alle esigenze della città – sottolinea Tellini - un disegno sicuramente cinico, attuato da amministratori incapaci di capire il ruolo che ricoprono in seno alla assemblea cittadina e che si ripercuote pesantemente nella nostra città. Rimane ora da capire quale sarà il destino 30 lavoratori e lavoratrici con le conseguenze per le loro famiglie, infatti da fine mese, salvo eventuali proroghe, per loro si aprono le porte del licenziamento. Il tutto avviene in un clima di rassegnazione che non fa parte del Dna della nostra città».

Dalla minoranza alza la voce anche il consigliere comunale Alessandro Carta che evidenzia come «le dimissioni appena protocollate dall'amministratore della società in house Multiservizi sono da intendersi come un atto di grande responsabilità nei confronti del futuro di 30 famiglie che ormai da troppo tempo vivono con grande preoccupazione la piena e totale incertezza sul futuro dell'azienda dovute ai pochi e sconclusionati interventi dei 5 Stelle».

Per il consigliere di Autonomia popolare «È evidente, nonché assolutamente grave, la totale assenza di programmazione e incapacità nella gestione di tanti servizi importanti per la città» aggiunge «Il global service, infatti, funziona solo a chiamata e non offre spunti di continuità lavorativa, il servizio portierato e la gestione stazione marittima sono scaduti e mai rinnovati, la gestione del sistema idrico sull'Asinara scade il 31 ottobre e non abbiamo notizie di rinnovo così come la gestione del verde portata addirittura all'attenzione del Consiglio e poi rimandata a chissà quando. Sono state percluse tutte le strade che la società poteva percorrere per fatturare e crescere, ma nonostante tutto ciò la giunta pretende dalla Multiservizi che vengano appianate le potenziali perdite».

Richiesta impossibile da realizzare secondo l’amministratore dimessosi, Antonio Masala. «Viene da chiedersi come sia possibile risollevare una società e allo stesso tempo toglierli i servizi, - afferma Carta - e mi chiedo se tra i banchi della maggioranza c'è ancora qualcuno si vanta di svolgere un buon lavoro e se il sindaco è cosciente di quanto sta accadendo. Forse chi governa la città continua ad essere abbagliato dal reddito di cittadinanza e vorrebbe accrescere il numero degli aventi diritto, ma se i 30 lavoratori mantenessero il lavoro come sono abituati a fare sarebbe decisamente meglio».
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