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S.O. 5 marzo 2019
"Metronomicon" e "Colpi di scure e sensi di colpa". I due appuntamenti si terranno ad Alghero presso gli spazi della ex-caserma in Via Simon e saranno seguiti da dibattito. Ecco tutti i dettagli
ResPublica, incontri con l´autore ad Alghero


ALGHERO - Incontri con l'autore a ResPublica, presso il Distretto della Creatività Alghero. Venerdì 8 marzo (ore 20.30) Mauro Porcu presenta "Metronomicon. Da John Bonham a Vinnie Paul, storie di batteristi che hanno scolpito il groove a propria immagine e somiglianza". Sabato 9 marzo (ore 18.00) sarà invece la volta di Fiorenzo Caterini coi "Colpi di scure, senzi di colpa - Storia del disboscamento della Sardegna dalle origini ad oggi".

"Metronomicon. Da John Bonham a Vinnie Paul, storie di batteristi che hanno scolpito il groove a propria immagine e somiglianza", di Mauro Porcu (Tempesta editore, 2015). Dalla Prefazione di Fabio Stassi: "Di tutti i musicanti, quelle dei batteristi sono le storie più belle. Somigliano a quelle dei portieri di calcio. Sono le più belle perché sono le storie degli ultimi, di quelli che stanno dietro, ma che reggono il gioco, che legano tutto. Mauro me lo dice da anni. Mi offre una birra e ripete: quelle dei batteristi, le più belle. Le altre sono tutte già sentite: le spacconate dei cantanti, le trame vertiginose dei chitarristi, e poi le storie dei sassofoni e degli archi che sono come storie di fiato e di voci che non smettono di cercarsi e, qua e là, di qualche colpo fortunato. Vere, commoventi, ma un po’ tristi, anche se mai quanto quelle di chi suona il piano o le tastiere. Soltanto chi si nasconde dietro a un contrabbasso ha storie altrettanto fantastiche, perché la sua è tutta una vita di tensioni e di responsabilità, di fughe e di ritorni. Ma quelle dei batteristi sono un’altra cosa".

"Colpi di scure e sensi di colpa - Storia del disboscamento della Sardegna dalle origini ad oggi" (Delfino editore, 2013). Una riflessione sulla distruzione dei boschi della Sardegna nel passato, sulle conseguenze attuali di quei disastri ambientali, su vecchie e nuove forme di sfruttamento delle risorse dell’isola. Fin dai primordi della sua evoluzione, l'uomo ha ricavato il suo spazio vitale dall'ambiente che lo circondava. Nelle fasce climatiche temperate, il bosco costituiva uno spazio da conquistare ma anche da salvare dalla distruzione, perché necessario alla sopravvivenza. Il bosco consentiva all'uomo di sopravvivere e, nello stesso tempo, in quanto produttore di vita, era anche un potente costruttore di simboli, di ignoto, di sacro e di mistero. Fin dalle epoche antiche, fin dal neolitico e dall'epoca nuragica, l'uomo ha instaurato con il bosco una dialettica intensa, anche conflittuale. Ma è con i mutamenti della modernità che quel confine tra lo spazio abitato e quello funzionale e simbolico rappresentato dal bosco svanisce, e tutto si trasforma in merce. Il momento di passaggio tra l'economia di sussistenza e quella di mercato in Sardegna non avviene gradatamente, in epoca piemontese, alla fine del lungo periodo di stagnazione dovuto al feudalesimo iberico. Gli speculatori sono dietro l'angolo, avvoltoi pronti a mettere le mani sul patrimonio boschivo sardo, trasformandolo in una sorta di mera miniera di legname, e in moneta sonante pronta a prendere la via del mare. Per molto tempo i sardi hanno creduto di vivere in una terra arida, una specia di matrigna inospitale. In realtà questa iconografia è piuttosto recente e contrasta con l'immagine tramandata dalle fonti classiche fino ai viaggiatori dell'Ottocento. Cos'è che ha fatto mutare, nell'immaginario collettivo, la concezione stessa della terra sarda? Lo scopriremo attraverso questo libro e una folta serie di documenti, dati e osservazioni antropologiche.
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