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Red 4 aprile 2019
Apprezzamento per la decima edizione del convegno sull´abbigliamento tradizionale sardo. Il Premio “Manos de oro” è stato assegnato all´orafo Vincenzo Marini
Sestos ad Ittiri: un successo


ITTIRI - La sala gremita del Teatro del Centro per le arti di Ittiri ha confermato quanto sia atteso e radicato l'appuntamento con “Sestos”, l'incontro scientifico sull’abbigliamento tradizionale sardo di durata pluriennale organizzato dall'associazione Ittiri Cannedu e curato da Gian Mario Demartis. Giunto alla decima edizione, l'evento che si è celebrato lo scorso week-end è stato anticipato dall’importante mostra “Trame pittoriche del '900 sardo. Sestos” , inaugurata alla Pinacoteca Nazionale di Sassari e che si è deciso di prolungare fino a domani, venerdì 5 aprile. Molto apprezzata la mostra sui dieci anni del convegno allestita in una delle sale del Centro per le arti. L’esposizione ha permesso al folto pubblico intervenuto di ripercorrere le tappe di Sestos. Particolarmente ammirati i reperti storici di abbigliamento tradizionale presenti: dalle rare “donnine” delle sorelle Ruiu di Sassari, risalenti al 1954, agli abiti feriali di Ittiri, a rarissimi indumenti di Osilo, Cossoine, Bonorva, Mamoiada, Orosei e di molte altre località fino al “museale” abito femminile di gala di Ploaghe, risalente alle metà del 1800, identico a quello raffigurato in stampe coeve.

Il convegno è stato presentato da Maria Caterina Manca. Si è aperto con la relazione di Giuseppe Piroddu di Sennori, valente sarto specializzato nella confezione e nel ricamo di “ costumi popolari”, che si è soffermato sui principali aspetti e problemi della sua attività, dal reperimento dei materiali fino al taglio ed alle finiture, fornendone esempi tramite immagini di abiti realizzati dal suo laboratorio. Il demoantropologo Giovanni Pancrazio Deperu, rappresentante del Museo Etnografico dell’Anglona di Perfugas, ha dato conto delle specificità del “costume anglonese”, tracciandone un quadro evolutivo e distinguendone le componenti, fra Logudoro e Gallura. Demartis, curatore del convegno, ha dato conto, disquisendo su molti dettagli, degli influssi religiosi identificabili negli abiti tradizionali sardi ed in particolare in quelli di Ittiri, dai gioielli alle simbologie nascoste nelle decorazioni.

Il noto orafo ed argentiere Vincenzo Marini ha riferito dei caratteri tipologici e tecnici dei bottoni “a marzeddu”, accennando alle denominazioni tradizionali desumibili da atti e testamenti del passato e ponendo l’accento sui “bottoni sardi” di tipo più antico, caratterizzati da lamine tirate a martello e da vari tipi di traforo. A Marini è stato assegnato il premio “Manos de oro”, conferito ogni anno ad artigiani meritori nel campo della realizzazione di costumi tradizionali o componenti degli stessi, per la pluriennale attività di orafo e argentiere e per l’insegnamento delle tecniche della lavorazione dei metalli a numerosi allievi dell’Istituto statale d’Arte di Sassari. Il decimo anniversario del convegno è stato celebrato con intermezzi musicali, tutti eseguiti da donne, spaziando dalla tradizione musicale del Campidano e del Logudoro con Sabrina Sanna di Quartu Sant'Elena e Gavina Fiori, accompagnate rispettivamente dalle chitarre di Alessandro Melis e Tore Matzau. Chiusura in bellezza con il coro femminile “Nostra Signora di Monserrato” di Ittiri, diretto da Marco Maiore.

(Foto di Luisa Demartis)
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