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A.B. 19 giugno 2008
Concluso in questi giorni il progetto organizzato dall’Omnium Cutlural de l’Alguer, che porta la lingua algherese nelle scuole del territorio
Projecte Joan Palomba: «Difendiamo l’algherese»


ALGHERO - In questi giorni si è concluso il decimo anno del “Projecte Joan Palomba”, ideato ed organizzato dall’“Òmnium Cultural de l’Alguer”, con la collaborazione delle direzioni scolastiche cittadine e dell’Amministrazione Comunale, e che porta un’ora d’insegnamento di lingua algherese in orario curricolare nelle scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria di Primo Grado del territorio di Alghero. Sono coinvolti i tre Circoli didattici, le due scuole Secondarie di Primo Grado e gli istituti privati Fondazione Lavagna, scuola diocesana San Giovanni Bosco, Sant’Agnese e Nostra Signora della Mercede. In totale, quest’anno, ottantaquattro ore settimanali che si sono svolte in altrettante classi presenti in tutto il nostro territorio: dai vari plessi del centro città a quelli de La Pedrera, da La Cunetta a Santa Maria La Palma, da Fertilia a Montagnese, dal Carmine a La Segada, da San Giovanni a Carrabuffas. Nove insegnanti interne e nove esperte esterne hanno permesso ad oltre milleseicento alunni di poter apprendere e praticare, oralmente e per iscritto, i primi rudimenti della lingua storica e peculiare di Alghero, avvalendosi della collaborazione degli altri docenti che hanno messo a disposizione un’ora curricolare e delle intere strutture scolastiche coinvolte. Dieci anni di Projecte Palomba, preceduti da altri cinque anni di attività coordinate di preparazione nelle scuole algheresi all’interno dell’eccezionale “Grup de Mestres del Centre de Recursos Pedagògics Maria Montessori” (braccio scolastico dell’Òmnium Cultural de l’Alguer), hanno creato un’abitudine, una costante familiarità rispetto alla presenza “formale” della nostra lingua all’interno dell’inviolato mondo della scuola. Infatti, oltre al fatto didattico di per sé fondamentale, è estremamente importante che la lingua minorizzata abbia un suo spazio riconosciuto all’interno della scuola, giacché se una lingua non è presente nei luoghi di prestigio (e la scuola indubbiamente lo è), non solo diventa ma è anche vista dagli stessi parlanti come qualcosa di inutile per la società e, quindi, la società stessa finisce pian piano per trascurarla e infine rifiutarla, provocandone la morte. Generalmente siamo tutti molto sensibili quando veniamo a sapere di una specie animale o vegetale, o, anche, di una lontana lingua esotica in pericolo di estinzione e ci dichiariamo tutti disponibili a fare il possibile per scongiurarne la scomparsa. Però, per sfortuna, la stessa sensibilità o, meglio, autocoscienza, non riusciamo ad applicarla alla lingua della nostra città, che ha una vita che dura già da seicentocinquantaquattro anni. Che Òmnium Cultural de l’Alguer abbia centrato, sin dall’inizio della sua opera nel 1993, la propria attenzione e tutti gli sforzi nel mondo della scuola, risponde, perciò, alla suddetta esigenza di presenza formale nei luoghi di prestigio della società, con una triplice valenza: creare e rafforzare una presenza “non clandestina” della lingua nella scuola; insegnarla per permetterne un uso dignitoso e “adulto”; investire sui giovani che ne sono il futuro imprescindibile. Infatti, per quante attività realizzino gli adulti nei diversi settori della vita civile (e Òmnium Cultural de l’Alguer si occupa prevalentemente del settore della scuola), se non parlano normalmente e quotidianamente ai propri figli e nipoti in algherese, come è stato fatto con loro in modo naturale quando erano piccoli, le loro azioni dedicate alla lingua, per quanto nobilissime di intenti ed ingenti per risorse investite, saranno completamente inutili e giudicate dai posteri come un’incomprensibile perdita di tempo. Se i giovani non parlano l’algherese perché il loro contesto famigliare, sociale e scolastico non lo fa con loro, non ci sarà nessun futuro possibile per la lingua. E tutti i bei discorsi sulla sua tutela saranno mere formalità di nessuna incidenza che risulteranno, anzi, come la beffa finale durante la lunga cerimonia funebre per una lingua estinta: la nostra. Parlare l’algherese in ogni contesto e situazione, renderlo presente negli ambiti più formali e pubblici, così come mantenerlo in quelli più privati, è l’unica medicina possibile per consentirgli di continuare la sua lunga, strana e straordinaria avventura. Di permettergli di vivere e di non estinguersi. Perché sono essenzialmente la lingua e cultura peculiari di Alghero a renderla unica nel Mediterraneo, giacché di bellezze naturali ed architettoniche migliori delle nostre questo Mare Nostrum è pienissimo. E sopratutto perché il mondo con la presenza del catalano di Alghero sarà, magari di poco, più ricco ed interessante; senza, inevitabilmente più povero e piatto.
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