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Red 14 dicembre 2010
Domani in un convegno a Sassari esperienze a confronto: nell’ospedale di Viale Italia è in uso una nuova apparecchiatura per questa patologia
"Mars" contro insufficienza epatica


SASSARI - Si chiama Mars (Molecular adsorbing recirculating system), o più semplicemente dialisi con albumina: è una metodica che consente il trattamento della grave insufficienza epatica. Una tecnica all’avanguardia, al momento l’unica in Sardegna, di cui si è dotato di recente l’ospedale “Santissima Annunziata” di Sassari, e che vede già operativo il personale medico e infermieristico della Struttura complessa di Nefrologia dialisi e trapianto che opererà in sinergia con la Struttura complessa di Rianimazione.

La struttura sassarese si è infatti dotata di un’apparecchiatura che consente questo tipo di trattamento e che domani, 15 dicembre alle ore 14, sarà anche al centro di un convegno organizzato dalla Struttura complessa di Nefrologia dialisi e trapianto in collaborazione con la Struttura complessa di Anestesia e rianimazione che si svolgerà nella sala convegni al settimo piano dell’ospedale di Viale Italia.

«La tecnica Mars è una metodologia dialitica – spiega Maria Cossu, direttore della Nefrologia dialisi e trapianto – che unisce le caratteristiche dell’emodialisi alla capacità di sostituire temporaneamente e per brevi periodi la funzione epatica rimuovendo sostanze tossiche ad elevato peso molecolare e non idrosolubili legate all’albumina che si accumulano nei pazienti con gravi patologie epatiche».

«L’esperienza clinica positiva derivata dall’utilizzo di questo trattamento ha consentito di estendere la metodica ad una serie di problematiche gravate da una elevata mortalità, variabile dal 70 al 90 per cento, con lo scopo di favorire e consentire la rigenerazione delle cellule epatiche e la ripresa funzionale del fegato», aggiunge Demetrio Vidili, direttore della Rianimazione sassarese.

A parlare di questa tematica a Sassari sono stati chiamati esperti del settore che potranno offrire il loro contributo e la loro esperienza.
Interverranno Gilnardo Novelli e Vincenzo Morabito, dell’Università “La Sapienza” di Roma, che esporranno una relazione sui trattamenti extracorporei nelle patologia epatiche, sulla gestione dei pazienti in lista d’attesa e dopo trapianto di fegato e sull’indicazione del trattamento Mars in patologie cardiache e oncologiche. Sara invece Chiara Taglioni, dell’Azienda ospedaliera di Perugia, a parlare della metodica Mars nel trattamento dell’insufficienza epatica acuta e acuta su cronica, portando al pubblico l’esperienza Umbra. Gli aspetti tecnici della terapia Mars saranno affrontati invece da Alessandro Castelli di Milano.

La metodica Mars è nata qualche anno fa a Rodstock, in Germania, per consentire il trattamento dei pazienti epatopatici in attesa di un trapianto di fegato che presentavano un improvviso aggravamento delle condizioni cliniche tale da costituire un pericolo per la vita. Con il tempo l’utilizzo della metodica si è andato ampliando.

Sono molte le patologie in cui oggi si possono ottenere risultati confortanti: la preparazione del paziente al trapianto di fegato (bridging); la stabilizzazione del paziente ed il recupero funzionale del fegato in caso di ritardata ripresa funzionale nel post-trapianto epatico; l’insufficienza epatica acuta di qualsiasi eziologia , come l’intossicazione da farmaci o da altre sostanze esogene o ancora l’intossicazione da funghi, come l’amanita phalloides; la disfunzione o scompenso acuto in pazienti con epatopatia cronica; l’insufficienza e/o la disfunzione epatica dopo intervento chirurgico complicato; la preparazione all’intervento chirurgico nell’ittero colo statico; il prurito intrattabile nelle sindromi colostatiche croniche; in corso di patologie cardiache ed oncologiche.

«Queste patologie rappresentano un problema clinico rilevante ed impegnano sempre più le risorse dei grandi ospedali - conclude Maria Cossu - ma disporre di tale metodica rappresenta certamente una possibilità in più ed una speranza per tanti pazienti del nostro territorio e della nostra Regione. La Asl di Sassari si è dimostrata sensibile a questo grave problema, consentendo l’acquisizione dell’apparecchiatura, al momento unica in Sardegna».
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