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Luigi Coppola 30 gennaio 2006
Alla Provincia di Sassari il gruppo consiliare DS ha organizzato un convegno sul tema. Il presidente Giacomo Spissu: «Un’opportunità di rinnovamento per lo sviluppo economico»
Lingua sarda e lingue minoritarie: un futuro da scrivere


SASSARI – La lingua sarda come quella friulana, slovena, catalana e d’altre espressioni minoritarie etniche, ha un futuro. Tutto da scrivere. E’ la sintesi emergente dall’appassionato dibattito che ha suscitato forte attenzione nell’auditorio della Sala Angioy al Palazzo della Provincia di Sassari, sabato 28 gennaio. Organizzato dal gruppo consiliare DS della stessa amministrazione provinciale, il seminario è stato coordinato da Alba Canu, capogruppo DS-SfS nei banchi di maggioranza a Palazzo Sciuti. Argomento in discussione la tutela delle lingue minoritarie (in primis sardo e friulano) a sei anni dall’approvazione della legge 482 del ’99. Relatori, importanti esperti della materia linguistica e giuristi del settore, fra i quali Carlo Sechi, direttore di “Obra Cultural” di Alghero. Introducendo le assise, Alba Canu ha ricordato l’attuale impegno della Provincia di Sassari nel rendere fruibile l’accesso ai benefici della legge 482. Applicazione disattesa sino ad oggi che ha reso vani anche gli effetti dell’altra legge, quella regionale, la 26 del 97 che finanzia per il 2005/2006 850 mila euro. La legge 482/99 ha una dote finanziaria di 4 milioni e mezzo per la valorizzazione e diffusione della lingua sarda. Un’opportunità molto sentita per uno strumento d’autonomia che possa fornire un codice unico di lingua sarda per la traduzione dei documenti. Nel primo intervento Sergio Salvi scrittore e saggista, dichiaratosi innamorato delle lingue minori, ha tracciato un quadro storico dell’evoluzione linguistica di Sardegna. Partendo dal 1077 con l’incontro di Canossa fra Enrico IV° e Papa Gregorio VII°, il venerando autore con una piacevole ironia ha rilevato i paradossi dei tomi semantici, spesso usati erroneamente nel nostro quotidiano. Il vulnus fondante secondo Salvi è il primato storico del sardo: l’unica lingua usata in pubblico nel 1081, patrimonio storico ineguagliabile. Per Marco Stolfo, direttore del Servizio identità linguistiche all’estero della Regione Friuli Venezia Giulia, l’approccio è tutto in friulano. Grazie al diffuso uso degli sportelli linguistici, nella sua regione non è strano comunicare con la vulgata anche negli uffici pubblici e di servizio. L’esperienza del polilinguismo è una risorsa economica che volge in direzione dell’Europa. Accorato e pungente il contributo di Carlo Sechi. Il direttore di “Obra Cultural” d’Alghero, membro permanente della commissione delle minoranze linguistiche, ha spezzato più lance per la causa catalana. La 482 arriva troppo tardi secondo Sechi che ricorda l’importanza di poter contare su due leggi di tutela. Ad Alghero non è cambiata molto la mentalità, sostiene Sechi, rilevando come le associazioni siano quasi escluse del tutto dall’accesso ai finanziamenti previsti. Le istituzioni hanno fatto poco e nonostante tre anni di discussioni, ad Alghero lo sportello linguistico non c’è e non si hanno tracce di rendicontazione per la diffusione del catalano. La legge offre opportunità reali, continua Sechi nell’appassionata arringa, ma il problema principale risiede nell’insegnamento. La recluta del personale e le modalità sulla docenza costituiscono per Sechi «un’azione disgraziata» che pone la lingua catalana in uno stato d’inferiorità. Un’ora settimanale nelle scuole, a partire da gennaio e senza alcuna valutazione quadrimestrale per gli alunni, non dà nessuna considerazione alla materia, latitante anche nel consesso universitario. Diego Corraine e Paolo Fois rispettivamente studioso di lingua sarda e docente di diritto internazionale presso l’ateneo sassarese, hanno completato il giro, prima del vivace contraddittorio. In rigoroso sardo le richieste avanzate da Vanna Ledda e Pierina Cilla. Maggiore spazio e solenne dignità al sardo nella forma orale e formale, il comune denominatore dei contributi dell’affollata platea. Fra questi diversi esponenti di giunta sensibili al tema: da Emilio Canu a Gavino Sechi (DS) sino a Gavino Sale e G.Piero Marras, noto Zampa. Nella prolusione, il presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu, ha ammesso in prima persona di non essere stato generazionalmente indotto allo stimolo della parlata sarda. Per l’immediato vige l’impegno ad una nuova normativa che realizzi l’attuazione delle precedenti. La consapevolezza che la diffusione del sardo possa essere efficace traino per un blocco d’argomenti strategici: dall’ambiente allo sviluppo economico, dal turismo al lavoro passando per una vera centralità mediterranea paneuropea. Un futuro tutto da scrivere: in sardo ovviamente.

Nella foto d'archivio Carlo Sechi premiato a Barcellona
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