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Alguer.itnotiziealgheroEditorialiLocali › Barcellona chiama Alghero: la Movida non è più di moda!
1 settembre 2014
È successo a Barcellona, dove sono scesi in piazza contro la baldoria molesta, «fora el turisme della borratxera». È successo a Milano: il sindaco ha chiuso il Panilka con una semplice ordinanza «ad localem» dopo la denuncia degli abitanti. E prima ancora è successo a Iesolo e Rimini, Forte dei Marmi e Gallipoli… Si sta facendo strada la consapevolezza che «l’economia della birretta» sia diventata il male sottile dell’industria del turismo che per l’interesse marginale di pochi degrada tutta l’economia della città
Barcellona chiama Alghero: la Movida non è più di moda!


«Panika»: siamo a Milano, quartiere Brera, dietro il Corriere della Sera e il Museo, e un po’ più giu c’è il Castello. Il Panika, e il nome avrebbe già dovuto mettere in allarme, è il primo bar della movida a essere stato colpito, e affondato, da una ordinanza mirata del Comune che fa divieto di «vendita e consumo» fuori dal locale di giorno e di notte. Perché la musica agli ultradecibel e il casinofanno male sempre. Una ordinanza comunale verso un solo locale, «ad localem» insomma, non si era ancora mai vista in tutta Italia. Tutto è partito dalle proteste e da una precisa denuncia degli abitanti di via Castelfidardo. Da Palazzo Marino è partita l’ordinanza sindacale, dopo una semplice constatazione dei vigili a orecchio nudo, cioè senza senza nemmeno bisogno di costose perizie fonometriche.

Eppure finora Milano sembrava l’ultima frontiera della Movida continua. Una deregulation di fatto aveva liberalizzato orari e permessi. Affidando però ai controlli il rispetto delle leggi, e soprattutto il diritto della gente a vivere acasa propria, il risultato è stato catastrofico. La mappa della Movida selvaggia ha tracimato invadendo in pratica tutta la città. Si è così scoperto che la Movida, per qualche biretta in più, ha dei costi enormi per la collettività. Così Pisapia, il sindaco di Sel, si prepara a restituire alla città la pace perduta.

«Fora turisme de borratxera»: siamo a Barcellona. Una grande manifestazione di popolo, non solo di vecchi addormentati ma di sveglissimi ragazzi e ragazze, è scesa in piazza contro il «turismo dell’ubriachezza». Massimo esempio, più vicino al culturismo che alla cultura, la scorribanda di quei due italiani che sono andati in giro nudi nudi per le strade della capitale della Catalogna. Il segnale è forte. E si sente, nonostante il baccano degli ultradecibel: anche i catalani si sono accorti che la «movida» di cui si vantano di essere stati gli inventori, contiene in se il suocontrario: un turismo cannibale che ripaga la collettiva con una moneta cattiva scacciando la buona. Perché temono che, diventata Barcellona invivibile per i catalani che la abitano lo diventi per tutti, soprattuto per i turisti di qualità. Con un danno economico incalcolabile.

Alghero, Barceloneta piccola Barcellona, anche questa estate ha pero perso l’occasione di privilegiare il turismo di qualità, che comprende anche il divertimento giovanile, quel turismo che fa parte della sua storia e per il quale è naturalmente vocata, privilegiando l’aspetto più redditizio dell’industria dell’ospitalità. Sarà anche una leggenda metropolitana: ma non deve essere poi così improbabile che la barca di Luca di Montezemolo abbai traslocato di gran fretta scappando a Stintino dopo aver subito i soliti «f-Intillimani» che stazionano sulla banchina della Porta a Mare, una delle più spettacolari del mondo, che andrebbe preservata come il Colosseo o la facciata di San Pietro, e gli echi scurrili della giostra.

Sarebbe un caso di scuola da proporre alla Bocconi per un master: frutta di più una barca come quella di Montezemolo alla economia di tutta la città o la giostra che sembra occupi il suolo pubblico a prezzi ridicoli. Meraviglia perciò che i primi a scender in piazza non siano gli albergatori e i commerciati con le loro potenti organizzazioni imprenditoriali per difendere i loro interessi. Come sarebbe salutare se fosse proprio la Confcommercio, per dire, a stigmatizzare i danni della economia della birretta chiedendo alla nuova amministrazione regole e regolamenti per amministrare con intelligenza le risorse comuni. Sarà un’altra leggenda metropolitana, ma un albergatore del Lido è pronto a documentare la fuga della sua clientela a causa dell’invasione degli ultradecibel e della confusione diffusa.
Commenti
30/6/2016
Il Comitato di quartiere non ha stipulato alcun Patto diretto ad aumentare le aree destinate ai tavolini di ristoranti e caffè. Ha anzi chiesto che venga data piena applicazione al Regolamento già approvato, in tutti quei casi in cui la percentuale di superficie occupata è palesemente superiore al 35% stabilito dall’Amministrazione
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