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Alguer.itnotiziesardegnaEditorialiTurismo › Meglio il gelato di Porto Cervo oppure il lardo di Villagrande?
1 settembre 2014
Gianni Mura della «Repubblica» ha tessuto le lodi del «lardo di Villagrande» facendolo entrare nell’olimpo del cibo di alta gamma. Qualche giorno prima nel villaggio Harrods, supermercato del lusso di Porto Cervo, un gelataio sardo è riuscito a vendere i suoi «gelati gusto oro» a partire da mezzo milione di euro. Domanda: quale «idea/immagine di Sardegna» sta maturando nella storia del presente. Ci piacerebbe chiederlo a Pigliaru, proprio mentre si profilano gli investimenti del fondo sovrano del Qatar!
Meglio il gelato di Porto Cervo oppure il lardo di Villagrande?


Villagrande Strisaili in Ogliastra versus il villaggio Harrods di Porto Cervo. Sono due le notizie che in queste settimane di fine estate si sono insinuate nella cronache estive imponendo una riflessione sulla «idea/immagine di Sardegna» che sta maturando nella storia del presente.
Prima notizia, piluccata sulla Stampa di Torino, ma c’era anche sugli altri giornali. Il villaggio Harrods non è un paese ma un supermercato del lusso più lussuoso, gli addetti lo chiamano «spazio espositivo», costruito in una decina di giorni, con il lavoro di 130 operai, nell’area del Molo vecchio finora usata come parcheggio. Ci sono negozi dove comprare una Rolls, oppure orologi Richard Mille e gioielli De Crisogono e forse, chiedendo anche megayacht pronta consegna… Ma tutto questo ci è sembrato persino scontato di fronte al luccicante chioschetto del gelataio del villaggio Harrods: il gelato «gusto-oro». Il «gelato-gioiello» si deve all’invenzione di un pasticciere sardo basato su una ricetta che prevede palline di gelato allo champagne e al caviale con oro zecchino e anche un tocco di polvere di diamanti. Prezzo base, a secondo degli ingredienti, 500mila euro. Nessuno dei golosi, finora si sarebbe limitato a gustare la ricetta standard… Con grande gusto, tutto d’oro appunto, dell’intraprendente pasticciere sardo.

Seconda notizia che si poteva leggere solo sulla Repubblica di venerdì 29 agosto. Gianni Mura, un mito per gli intenditori di calcio, come un tempo Gianni Brera, ogni anno, il giorno prima del fischio di inizio intervista il campionato. Un gioco, eseguito con raffinata maestria, per dire le verità più scomode ma anche per confortare i tifosi con i pronostici dell’anno. Mura, scrittore di coltivata sapienza, per decrittare le previsioni usa l’artifizio della «palla di lardo». Ed ecco quindi la notizia così come Mura l’ha architettata interrogando il campionato di calcio.
«Da dove arriva la palla di lardo?
“Da Villagrande Strisaili”.
«E dov’è?
“In Ogliastra, ai confini con la Barbagia. Non lontano dal Gennargentu, per capirci. La specialità è il prosciutto, ho scelto il lardo perché eran capaci tutti di proporne uno di Colonnata o di Arnad. E poi mi piacciono i nomi dei monti intorno al paese, sembra l’inizio di una formazione di mangiabanane, per dirla col Gattotardo: Suana, Isadalu, Orgueda, Idòlo, mi raccomando l’accento”.
«Difficile procurarselo, questo lardo?
“In Sardegna no. In continente bisogna conoscere abili spacciatori. Segnalo, per il futuro, che Villagrande Strisaili detiene il record mondiale di longevità maschile».
Gianni Mura è anche un grande intellettuale della cucina, che conosce sopratutto perché ne ha grande pratica non solo perché la studia.

Soprattutto coltiva una speciale attenzione per i prodotti che devono la loro bontà non solo alla natura ma anche alla storia… Perciò la consacrazione del lardo di Villagrande, attraverso un argomento come il calcio ad alta viralità mediatica, messo alla pari del Lardo di Colonnata e soprattutto del più pregiato e meno scontato lardo di Arnad, riconosce al comune dell’Ogliastra, lasciando intendere maliziosamente che sia da attribuire anche al lardo la longevità dei suoi abitanti, un primato finora non riconosciuto. Con grande soddisfazione del sindaco Peppe Loi (Pd classico) che di quel lardo è anche il produttore, nel suo affermato prosciuttificio. Se c’è una morale in questa storia non può essere moralistica. Non abbiamo niente infatti contro l’astuto gelataio…

Anzi, verrebbe persino la voglia di rappresentarlo come una specie di Robin Hood della Gallura che sottrae ricchezza agli arabi o ai russi per alimentare l’industria turistica dell’isola. Però diciamo la verità, al gelato gusto oro smeraldino preferiamo il lardo ogliastrino. Perché dietro il gelato intravediamo le leggi di quel turismo speculativo che ha distrutto il territorio, profanato il paesaggio, modificato l’antropologia sociale, mentre dietro il lardo ogliastrino ci piace immaginare una Sardegna capace di trasformare le sue ancestrali debolezze in moderne forze economiche. E quindi anche culturali e sociali. Ecco mentre i miliardi arabi del fondo sovrano del Qatar si preparano alla nuova campagna di conquista della Gallura, ci piacerebbe rivolgere la domanda al presidente Pigliaru: quale è la sua metafora di Sardegna?
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