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Monica Caggiari 1 marzo 2006
Un’orchestra che rappresentasse la gioventù e la catalanità. L´orchestra giovanile dei Paesi di Lingua Catalana è nata con questo scopo, vale a dire quello di raggruppare giovani, dai 18 ai 26 anni, che potessero rappresentare l´arte musicale in lingua
Musicisti algheresi per l´orchestra giovanile dei Paesi di Lingua Catalana


ALGHERO - Un’orchestra che rappresentasse la gioventù e la catalanità. L´orchestra giovanile dei Paesi di Lingua Catalana è nata con questo scopo, vale a dire quello di raggruppare giovani, dai 18 ai 26 anni, che potessero rappresentare l´arte musicale in lingua, tanto che nel repertorio inserito nel progetto sono previsti sia gli autori classici, sia la musica popolare. A portare l´idea ad Alghero è stato Salvador Brotons, direttore d´orchestra, che insieme ad un gruppo di musicisti decise nel 2004, in seguito all´intensa esperienza del Forum delle Culture a Barcellona, di formare un´orchestra che rappresentasse i Paesi di lingua catalana. Mancavano però elementi di Alghero, indispensabili per rendere al meglio l´idea di unità attraverso lingua e musica. Sollecitato dall´Obra Cultural il maestro ha deciso di visitare la città per conoscere i numerosi e validi giovani, che gravitano attorno all´ambiente musicale, per sceglierne alcuni, che l´estate prossima prenderanno parte all´incontro, che si terrà a Prada, organizzato dall´Università catalana d´Estiu con i referenti dei Paesi catalani. «Alghero ha notevoli potenzialità, non solo in campo musicale, ma in generale a livello culturale», così Carlo Sechi che si è riallacciato al discorso di Brotons, il quale ha dato notevole enfasi alla presenza dell´enclave catalana di Sardegna all´interno di questo importante progetto. Sechi, che per conto dell´Obra cultural incontrerà questo pomeriggio anche l´amministrazione provinciale per parlare del progetto, ha confermato di aver ricevuto segnali di disponibilità dall´amministrazione comunale e anche da quella regionale. «Alghero merita attenzione per le sue peculiarità linguistiche e culturali e le istituzioni cominciano a dimostrare una maggiore attenzione in tal senso».

Nella foto Carlo Sechi
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