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16 settembre 2014
Il 15 settembre alle ore 12 sono state formalizzate le candidature per le primarie del 29 che porteranno alla scelta di un nuovo segretario del Pd: Castangia, Angioni e Soru. Altro che passo indietro. Il passo in avanti Renato Soru lo ha fatto, deciso e imperioso, come è nel carattere dell’uomo. Adesso si tratta di vedere se quel passo non è più lungo della gamba
Soru vince Soru perde


Il passo è stato tutto in avanti. Senza esitazione. Altro che passo indietro. Renato Soru alle 12 del 15 settembre ha formalizzato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico in Sardegna. Comincia così la nuova stagione del Pd sardo, dopo il «principato» di Silvio Lai cominciato nel lontano 2009. Il suo successore deve vincere al primo turno per essere intronizzato dal voto popolare delle primarie del 29 settembre. Altrimenti saranno i 160 componenti dell’assemblea regionale appena eletti a scegliere il nuovo segretario. Ecco perché il passo in avanti di Soru va misurato sul passo degli sfidanti. Che sono due. Uno di bandiera, la Bandiera della «corrente» di Civati, che l’ingegnere elettronico Thomas Castangia sventola per chiamare a raccolta l’opposizione permanente, per continuare il sogno di un Pd diversamente renziano. Ignazio Angioni invece, di bandiere ne sventola più di una: fra le sue fila infatti si ritroveranno ex soriani, come Francesca Barracciu, ex diesse postcomunisti tipo Siro Marroccu e anche i già popolari di Tore Ladu insieme ad autorevoli renziani della prima ora, cioè Chicco Porcu e Gavino Manca.

Direttore di Legacoop, il candidato Angioni gode già del rango di senatore, come Silvio Lai. E si sa quanto sia importante il voto di ogni singolo senatore nello scorrere dei «mille giorni» chiesti da Renzi per cambiare verso all’Italia. Per questo nel quartier generale del padrone di Tiscali, si comincia a far di conto per capire se sarà sufficiente, al primo voto, l’alleanza della potente nomenclatura del partito in Sardegna, che tiene insieme un po’ di bersaniani grazie a Lai, il dna socialista con tutti i suoi riflessi storici rappresentato dalla persistenza al potere di Antonello Cabras ora presidente della Fondazione Banco di Sardegna, l’unica istituzione sarda in grado di sostenere una politica di finanziamenti culturali diffusa e capillare, e poi Paolo Fadda, deputato, già dirigente nazionale della Dc e da ultimo sottosegretario al Ministero della Salute nel governo Letta. A fare la differenza infatti, dovranno proprio essere i voti che garantisce Fadda con la sua macchina elettorale perfettamente ancora rodata fin dai tempi della Democrazia Cristiana. Il problema di Soru però non sono i suoi amici. Ma i suoi nemici!

Fino al momento in cui Francesca Barraciu, ora sottosegretario, costretta a ritirare la candidatura alle regionali che poi hanno visto vincere Francesco Pigliaru, non gli ha chiesto di fare un passo indietro, la candidatura di Soru veniva presentata come l’unica capace di rappresentare e quindi conciliare le diverse anime del partito. Invece così se vince farà vincere una sola parte e se perde pure, facendo vincere l’altra parte. Insidiosa per Soru è l’idea che la sua candidatura nasca da una profonda pulsione interiore, spinto dalla idea di riscattare la sua immagine politica dalla sconfitta ad opera di Ugo Cappellacci, che prese il suo posto alla guida della Sardegna, issato sulle baionette di Silvio Berlusconi. Questa pretesa di riscrivere la storia appena passata, spaventa non poco i nemici di Soru le cui fila sono destinate ad infittirsi nel timore che si apra dentro il Pd una palingenetica resa dei conti, insomma una nuova stagione di vendette. C’è un altro problema di geopolitica sarda: gli alleati di Cagliari si trovano su fronti contrapposti a Sassari o a Nuoro e viceversa. Se Soru perciò non dovesse farcela al primo voto, toccherà al parlamentino regionale scegliere il nuovo segretario. Avrà la forza politica di imporre ancora il suo nome di fronte a una sconfitta? Già un’altra volta Soru fu battuto nella corsa alla segreteria proprio dal suo grande elettore di oggi, Antonello Cabras. Insomma, il passo in avanti Renato Soru lo ha fatto, deciso e imperioso, come è nel carattere dell’uomo. Adesso si tratta di vedere se quel passo non sia più lungo della gamba.
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