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Sara Alivesi 10 ottobre 2014
L'immigrazione ed emigrazione, la povertà e la guerra, la salute e la misericordia, sono tutti argomenti così complessi da non poter pensare che non avrebbero scatenato le opinioni più contrastanti. Anche se a tutto c'è un limite, un confine dettato dalla conoscenza, dal rispetto, e perchè no dal dubbio
Migranti ad Alghero, delirio social


ALGHERO - Il Duce e l'ebola, il piano Marshall e l'hotel Bellavista: sono alcuni delle citazioni tirate fuori dalla discussione nata su Facebook dall'articolo di Alguer.it sull'arrivo in città di una quarantina di migranti africani ospitati da qualche giorno al Vel Marì, la struttura alle porte di Fertilia [LEGGI]. Si chiederanno, i lettori che non hanno letto i quasi duecento post, cosa centri il dittatore italiano morto quasi 70 anni fa con il morbo che sta facendo tremare gli Stati Uniti e l'Europa, o l'ex albergo in borgata con i finanziamenti americani della Seconda Guerra Mondiale. Tutto o niente viene da dire, nel delirio "social" che imperversa sulla principale piazza virtuale.

L'immigrazione ed emigrazione, la povertà e la guerra, la salute e la misericordia, sono tutti argomenti così complessi da non poter pensare che non avrebbero scatenato le opinioni più contrastanti. Anche se a tutto c'è un limite, un confine dettato dalla conoscenza, dal rispetto, e perchè no dal dubbio. Colpevolizzare 44 persone arrivate in città da 5 giorni se c'è la disoccupazione e tante famiglie non hanno un tetto sopra la testa, non ha un filo logico, storico ed economico. Qualcuno commenta di aver paura «a far uscire la propria figlia di casa la sera» dimenticando che fortunatamente Alghero ha accolto da decenni una comunità senegalese, e non si ricordano fatti di cronaca a loro imputabili, semmai uno di loro è stato sparato da un algherese. Qualche altro invita le autorità a portarli nei paesi che li hanno colonizzati, Francia ed Inghilterra in particolare, dimenticando un pezzo di storia italiana sulle colonie in Africa, in cui fu protagonista anche un certo Mussolini, invocato anche lui nella discussione.

Non stanno rubando le case a nessuno, il Vel Marì è una residenza affidata ad una cooperativa sociale che ha vinto un regolare bando e nel frattempo fa lavorare delle persone che si occupano di questo progetto di integrazione. Ci sono dei fondi europei da utilizzare, ma nessuno si indigna quando centinaia di milioni tornano nelle casse dell'Unione Europea perchè in Sardegna non si è capaci a spenderli (ora ce ne sono 450 milioni da destinare entro il 2015, vediamo come va a finire). O, quando vengono spesi per scopi diversi da quelli per cui sono stanziati. Magari una parte di quei soldi lasciati colpevolmente andare, negli anni avrebbe dato qualche posto di lavoro in più in un città che sfiora i 12mila disoccupati e dove gli alloggi popolari non si costruiscono da decenni. Anche per questo le famiglie occupano gli ex convitti delle scuole e persino gli hotel chiusi.

Questo quadro di povertà economica, ma anche sociale e culturale, non dipende certo da questo gruppo di persone che richiedono asilo politico come è garantito in Italia «ai perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale e per le proprie opinioni politiche» [LEGGI]. Anche il Belpaese è stato aiutato dopo le guerre mondiali con un piano di finanziamenti, il Marshall, finanziato dagli Stati Uniti. E no, non hanno nemmeno l'ebola perchè hanno passato dei controlli sanitari specifici al loro sbarco avvenuto in Sicilia. Così, scorrendo tra i post, viene da pensare come uno dei Top commentator che dice: «se fossero affetti da idiozia congenita e galoppante sono pronto a testimoniare che ad Alghero c'è già da prima, anzi forse hanno contratto il morbo qui da noi».

[foto Vel marì]
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