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Alguer.itnotiziesardegnaEditorialiElezioni › Le Metamorfosi di Renato Soru
2 novembre 2014
A una lettura critica, la percentuale delle primarie non può nascondere che il nuovo segretario ha vinto con un margine politicamente insufficiente per governare il Pd. La trasformazione di Soru da imprenditore al governo delle istituzioni («governatore») in soggetto politico di partito («segretario») non ha premiato il candidato che era stato quasi plebiscitato alle elezioni europee. Ecco la sfida: riuscirà Soru a trovare una sintesi superiore nella dialettica dei gruppi che frastagliano i confini del potere democratico in Sardegna?
Le Metamorfosi di Renato Soru


Per capire come Renato Soru voglia interpretare il suo nuovo ruolo di segretario del Partito democratico in Sardegna, sarà molto utile seguire il rapido cambio di prospettiva politica impresso dai suoi primi interventi pubblici: non sembri infatti del tutto sproporzionata la richiesta alla Ue di fare «chiarezza sulle regole fra rigore e flessibilità» e non si consideri fuori tema la proposta di creare una «flotta sarda» per uscire dalla crisi esiziale che potrebbe portare al fallimento la Meridiana travolgendo migliaia di posti di lavoro… Non sarà semplice però, per il nuovo segretario imporre la sua agenda di priorità politiche, economiche sociali, senza essere accusato da una parte di voler surrogare ruolo e figura di Francesco Pigliaru, che della Regione è il presidente, o addirittura cercare una sua personale sintonia con la grande riforma della «forma partito» che Renzi sta introducendo, per ora a luci spente, dentro il suo Pd.

Ma sarà consentito a Soru di interpretare il ruolo di «segretario» con lo stesso piglio con cui interpretò con successo il ruolo di «governatore»? Per avere una prima risposta sulla nuova geometria della politica democratica in Sardegna, non si può prescindere da una lettura critica dei dati delle primarie. Il fluviale consenso al Soru mandato in Europa a rappresentare la Sardegna, non si è ripetuto nell’elezione di Soru alla guida della segreteria regionale… Il popolo democratico sardo predilige il Soru di governo e meno il Soru di partito. Non può essere considerato allora un successo personale il risultato di Soru, di pochi punti percentuali superiore allo stretto necessario per poter essere eletto dal voto popolare senza ricorrere al voto di secondo grado dei delegati appena eletti dalle primarie, dal partito insomma. La distanza siderale delle percentuali delle primarie dalle percentuali che hanno portato Soru in Europa rappresenta, molto di più di una indicazione di appartenenza politica.

Il segretario non sarà un capo, come Renzi, un leader capace, in virtù delle dimensioni percentuali del suo consenso, di imporre tempi e modi dell’azione politica. Con una complicazione insormontabile. Renzi non è solo un capo politico, perché non solo può indicare una linea politica ma la può far diventare realtà governando. Soru non è «primo ministro»… Ne potrà diventarlo subito, sostituendo Pigliaru, come Renzi con Letta.
A Soru invece toccherà l’ingrato compito di governare un partito dai contorni frastagliati e incerti come i confini di un frattale, oggetto per definizione dalla paradossale geometria… Così alleanze che funzionano al Sud non combaciano con i gruppi di pressione del Nord e quello che va bene al centro non ha valore per la pianura… Il consenso totale conseguito in Gallura con percentuali bulgare per Soru, viene smentito dalla affermazione di Angioni a Sassari o piuttosto ad Alghero nonostante il 52 per cento di Soru, l’imprevista affermazione di Castangia è molto di più di un sintomo perché è testimonianza del malessere in atto.

Non abbiamo scelto a caso Sassari e Alghero: è nelle due città storiche del «capo di sopra» che il Partito democratico si è trovato impigliato in un doppio e irrisolvibile groviglio… Così può capitare, vedi Alghero, che un sindaco, con un lungo corso nel partito democratico dietro di sé, proprio in sintonia con tutta l’esperienza politica di Soru, anzi nato alla politica con Progetto Sardegna, sia stato costretto a vincere le elezioni con una lista civica contro un Pd schierato con il gruppo di partito che si è rivelato cruciale nel conto percentuale che ha eletto il nuovo segretario. Lo stesso gruppo che controlla a Sassari la maggioranza della maggioranza del Pd in consiglio comunale battuta però, seppure per pochi voti alle primarie, e quindi pronta a far pagare al sindaco eletto il suo peccato originale. Come riuscirà Soru a ricomporre il conflitto permanente fra le due anime di fondo del partito, cioè fra il partito delle tessere (non solo in senso negativo) e il partito delle primarie (non solo in senso positivo) è il tema della sfida politica su cui potremo misurare la metaforsi di Soriu, «l’imprenditore che volle farsi politico».
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