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Alguer.itnotiziealgheroSportCalcio › Il calcio ad Alghero è in crisi, come la città
Antonio Sini 12 novembre 2014
Le due società che militano in nel campionato di Eccellenza Regionale fanno salti mortali per sopravvivere. Dirigenti pronti a passare la mano, ma all’orizzonte non c’è nessuno
Il calcio ad Alghero è in crisi, come la città


ALGHERO - Il calcio algherese è il grande ammalato, ma al suo capezzale ci vanno in pochi. E a ben vedere le gesta dell’Alghero e del Fertilia, si ha l’impressione che più che una crisi di idee e di volontà, intorno ci sia una crisi di risorse. Il calcio ha costi importanti, sovente drogati da dirigenti avventurieri, che per godersi la celebrità e il volo pindarico di qualche annata, spendono a dismisura ben oltre le capacità societarie. Così le società oggi sono sempre più identificate nel presidente-padrone-finanziatore. Ma se si guardano classifiche e nomi delle società che da qualche lustro hanno dominato la scena regionale, ci si accorge che tante, forse troppe sono scivolate nell’anonimato con tanti debiti da sanare.

Ad Alghero le due società di calcio che giocano nel campionato di Eccellenza Regionale hanno una peculiarità: non hanno debiti. C’è qualche “fondo di bottiglia”, ma, tutto sommato, sono virtuose. Sentir parlare di incapacità programmatoria, di incapacità gestionale, è un po’ uno sproposito, specie se fatto da chi non ha mai gestito, anzi dal calcio ha sempre avuto. Oggi più di ieri, le belle parole, i buoni intenti devono fare i conti con una sola cosa: la moneta. Per fare società, per gestirla, per inseguire risultati c’è bisogno di investimenti, ovvero di moneta. Ma in una città dove gli imprenditori ci sono, ma che del calcio poco condividono, alle prese con una crisi dalle proporzioni incommensurabili, cosa si può chiedere? La città è ingessata, l’economia si regge grazie al terziario, alla presenza di un datore di lavoro che si chiama “ospedale”, “aeroporto”, “Comune”, scuole e uffici vari. Chi fa impresa è in sofferenza, soffre chi lavora direttamente o indirettamente nel settore immobiliare. Il mattone non tira, le case non si vendono, e l’economia algherese, da sempre poggiata sul cemento, è bloccata ormai da anni.

Direte: cosa c’entra questo con il calcio nostrano? C’entra eccome! Le sorti del calcio algherese sono state sempre legate a imprenditori che operavano nel campo edilizio. Fatti da parte questi personaggi, il calcio è ruzzolato in malora, sino alla scomparsa (leggi Polisportiva Alghero). Ora le sorti del calcio nostrano sono in mano a imprenditori che a tutto pensano tranne che a rovinarsi. Così, nell’Alghero 1945 si attendono nuovi ingressi, e pare che non siano indigeni, nel mentre che si è inanellata la sconfitta numero 11 della stagione su undici partite giocate. Nel Fertilia si è ridimensionato drasticamente il budget disponibile, posto che in questa società anche il passaggio di mano diventa impossibile. E se nell’Alghero i dirigenti in rapida sequenza compaiono e si dileguano, nel Fertilia da una quindicina di anni di fila la famiglia Ferroni ha iniettato risorse che a dirlo qualcuno non ci crederebbe. E allora va a farsi benedire il pistolotto televisivo dell’altra sera su una emittente locale, dove si predicava la seduta intorno a un tavolo, per unire chi di calcio capisce e chi al calcio fornisce (denari).

E a poco vale tirare per i capelli l’Amministrazione Comunale, rea di non aiutare le società in crisi, dimenticando che forse moralmente è più corretto per un’amministrazione pubblica aiutare famiglie indigenti e in grande difficoltà, che spendere denari per la pedata domenicale. Il calcio nella nostra città avrà modo di risplendere solo quando qualcuno deciderà di spendere, per riportare sugli spalti del Mariotti un pubblico che ora si è allontanato in maniera irreversibile. Spendere senza chiedere nulla in cambio, perché a ben vedere chi ad Alghero all’arte pedatoria ha dato tanto, come ritorno spesso ha avuto solo critiche a cuor leggero. E allora questi dirigenti che ci sono, sono da applausi, perché solo loro sanno quanti sacrifici devono affrontare per garantire la domenica la partita canonica al Mariotti, rincuorati da pochissimi intimi presenti su una tribuna. E sappiano tutti, che questi dirigenti sono pronti a farsi da parte, a lasciare il campo e risedersi in tribuna e pagare il biglietto, se solo qualcuno bussasse alla loro porta a rilevare la loro società al costo misero di una stretta di mano.
Commenti
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