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A.B. 27 dicembre 2014
«Puntiamo su innovazione e formazione», ha dichiarato il direttore regionale della Confesercenti Sardegna Gian Battista Piana
Commercio e turismo: un 2014 all’insegna della crisi


CAGLIARI - Per il commercio ed il turismo, il 2014 è stato un altro anno all’insegna della crisi. Secondo le stime dell’Osservatorio Confesercenti, nei due settori (tra l'1 gennaio ed il 20 dicembre) in Italia hanno chiuso 91975 imprese, a fronte di 56677 nuove aperture, per un saldo finale negativo di 35298 attività. E le imprese che aprono hanno una vita sempre più breve: la percentuale di quelle che cessano l’attività dopo tre anni ha ormai superato il 40percento, mentre nel 2000 la soglia era sotto il 30percento. In Sardegna, il saldo negativo complessivo (commercio al dettaglio più turismo) è di 1105: 762 chiusure nel primo settore e 343 nel secondo.

«Durante il 2014 – spiega Gian Battista Piana, direttore regionale della “Confesercenti Sardegna” – abbiamo assistito al proseguimento del trend negativo. A trascinare in rosso il bilancio è il commercio al dettaglio in sede fissa, in profonda sofferenza: durante l’anno, infatti, le chiusure (1531) sono state più del doppio rispetto alle aperture (619). Positivo, invece il saldo delle imprese su area pubblica: banchi e bancarelle registrano un incremento di 151 attività, aperte per lo più da stranieri. Pressoché invariata la presenza delle attività che esercitano la vendita al di fuori di banchi e negozi (eCommerce, ma anche vendita porta a porta e tramite distributori automatici) che chiude il 2014 con un modesto -1». La crisi dei negozi tradizionali investe più o meno tutti i comparti: saldi negativi sia per gli esercizi specializzati in prodotti alimentari (-155) che nel “No Food” (-757). In particolare, continuano le difficoltà del reparto moda: oltre una chiusura su cinque è di un negozio di abbigliamento, tessili o accessori (-181).

Anche per il turismo, questo è stato un altro anno da dimenticare. Il settore, che riunisce le attività di alloggio, ristorazione e servizio bar, perde complessivamente 343 imprese, risultato di 438 nuove aperture e 781 chiusure. «Speriamo che la fase peggiore della crisi sia ormai superata – confida Piana – Le previsioni del nostro Osservatorio economico suggeriscono per i prossimi due anni uno scenario di progressivo, seppure lento, ripopolamento delle imprese. Tuttavia, riusciranno a sopravvivere soltanto le imprese che sapranno cogliere e sfruttare i mutamenti del mercato interno. L’influenza dei progressi tecnologici sui nostri settori, ormai, non può più essere negata o sottovalutata. Non potranno più esistere, nel prossimo futuro, imprese che facciano a meno di internet. L’ondata dell’innovazione non va contrastata, semmai va cavalcata. Gli esercizi di vicinato rimarranno e, per alcune tipologie, forse saranno persino più diffusi rispetto ad oggi. Occorre anche incentivare la formazione continua, sia per i lavoratori che per gli imprenditori. Entrambe le componenti devono possedere requisiti culturali e conoscitivi di cui, oggi, la stragrande maggioranza purtroppo non dispone».
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