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Alguer.itnotiziealgheroOpinioniPoliticaLa Sinistra ad Alghero farisaica, rancorosa e forcaiola
Salvatore Marino 30 dicembre 2014
L'opinione di Salvatore Marino
La Sinistra ad Alghero farisaica, rancorosa e forcaiola


Inizierò dall’epilogo. Il 25 novembre scorso, a circa due anni dal rinvio a giudizio, sono stato assolto dall’accusa del reato di abuso d’ ufficio, in qualità di assessore provinciale, in concorso con altri 23 tra amministratori della Provincia e del Comune di Sassari (Sindaco di Sassari e Presidente della Provincia inclusi). La formula dell’assoluzione è stata la più ampia in quanto “il fatto non sussiste”. E’ stato lo stesso pubblico ministero titolare dell’inchiesta a sollecitare l’assoluzione con formula piena al collegio giudicante.
Ovviamente non ho festeggiato perché non c’era niente da festeggiare. Inoltre l’assoluzione ottenuta non mi restituisce nulla: né una dignità violata né un orgoglio da ricostruire perché quelli li ho mantenuti intatti. Tralascio invece tutta la retorica che si usa in casi simili al mio (la giustizia che trionfa, il rispetto del lavoro dei magistrati, ecc. ecc.) e dico soltanto che le vicende giudiziarie non hanno intaccato minimamente la mia autostima che è una condizione che ho conquistato con un lungo percorso di vita, fatto di scelte prese sempre in autonomia e spesso controcorrente.

Ho sopportato e aspettato in rigoroso silenzio per quasi due anni in attesa della definizione del processo ma è stato un tempo sufficiente a farmi diventare categorico nel giudicare un certo tipo di sinistra ad Alghero. Quale? Quella che in concomitanza al mio rinvio a giudizio si presentò, come i tre ridicoli cardinali dell’inquisizione spagnola dei Monty Python, a chiedere la mia testa di amministratore della Secal all’allora sindaco di Alghero Stefano Lubrano. Le motivazioni ufficiali? Il mio rinvio a giudizio costituiva un problema all’interno della maggioranza. Il tutto ovviamente senza avere la decenza di dirlo pubblicamente, con un minimo di motivazione, ma viceversa al coperto di qualche riunione con il sindaco, in incontri di maggioranza, sussurandolo un po’ qui e un po’ la. Quale sinistra? Quella cosiddetta radicale, frutto dell’ unione dei resti di Pdci, Sel, Alghero Viva, Irs l’una e quella movimentista di Alghero Migliore l’altra. Quella che pur di perseguire rancori personali è capace di diventare quello che per definizione è lontano anni luce dalla sinistra: essere forcaiola, giustizialista e manichea. Quella sinistra che ha l’insopportabile pretesa di dettare a tutti le regole della morale, che è colma di personaggi egocentrici, autoreferenziali e un po’ arroganti.

A me, feticista del dubbio e oppositore del luogo comune, suonava strano che buona parte dei miei ex compagni avessero la granitica certezza della mia colpevolezza e utilizzassero, come grimaldello, il principale e il più idiota dei cliché usati in politica: “costituivo un problema di ordine politico”, una fantastica definizione che è come il beige, sta bene su tutto. Non capivo perché gli altri indagati del tempo (Giudici, Ganau, assessori comunali e provinciali, consiglieri regionali, il sindaco di Cagliari Zedda) godessero dell’appoggio granitico delle rispettive maggioranze mentre al sottoscritto veniva riservata la pubblica gogna. Evidentemente costituivo un unicum. Non capivo ancora il fariseismo vigliacco di alcuni componenti della maggioranza che tra il prendere una posizione giusta o sbagliata sulla vicenda hanno preferito tacere in maniera opportunistica.

I miei ex compagni non sono stati disposti ad ammettere quello che uomini e donne di sinistra dovrebbero sapere e cioè che indagine prima e processo poi servono ad accertare le responsabilità e non a precostituirle, che rinvio a giudizio e condanna non sono sinonimi. La mia vicenda è stata la riprova che talvolta a sinistra la slealtà nei rapporti politici può essere una componente primaria o prevalente. Hanno ritenuto il mio rinvio a giudizio la miccia per il rito del linciaggio personale e, in subordine, politico. E probabilmente avrò pagato il fatto di non essere un “nativo” o, molto più probabilmente, di non essere stato ossequioso verso l’allora guidatore del tram della sinistra algherese (non ho il dono dell’adulazione ruffiana e forse il “guidatore del tram” un po’ di riconoscenza, per la sua inaspettata rinascita politica, me la dovrebbe riconoscere). Avrò scontato il fatto di non aver appoggiato alle primarie, a suo tempo, una candidata a sindaco che in pieno Consiglio Comunale, leggendo un “pizzino” e atteggiandosi da maestrina col cerchietto, mi citò in un memorabile discorso ritenendomi indegno del mio incarico (“Wow! Si vede che ha fatto ragioneria” esclamai, dopo averla ascoltata….. W. Allen op. cit.).

Ma siccome non sempre è vero che di notte tutte le vacche sono nere, un ringraziamento lo rivolgo ai tanti che privatamente mi sono stati vicini e ai tanti che durante e dopo la vicenda mi hanno dimostrato solidarietà pubblicamente. Cito a memoria Valdo Di Nolfo, Enrico Daga, Pietro Bernardi, Mariano Melis, Natasha Lampis, Tore Marrosu, Bibo Cecchini, il segretario e la segreteria del PD e tanti altri. Ringrazio Marco Tedde e diversi esponenti del centro destra che sono stati altrettanto solidali e la cui solidarietà (discreta e non esibita), non essendo io un comunista trinariciuto, non mi imbarazza affatto. Ringrazio l’ex commissario straordinario Dott. Scano, che pur potendo sollevarmi dall’incarico di amministratore Secal, mi ha invece confermato dimostrandosi garantista nei fatti e giudicandomi soltanto sul merito del lavoro svolto.

p.s.: Un avviso al “guidatore del trenino” che so essere un solido uomo di sinistra. Auspica la mia dipartita (unita a quella di un ottimo funzionario) dalla Secal in tempi brevissimi. Il motivo sembra essere il fatto che entrambi non siamo “nativi”; almeno questo è quello che circola nei bar. Ma, ironia della sorte, ha un cognome (nomen omen) che tradisce origini comuni. Resta il fatto che più che di sinistra mi sembra di stretta osservanza leghista oppure sia un po’ confuso sui principi della sinistra. Comunque si rassegni al fatto che ancora per qualche tempo mi dovrà sopportare. Poi lascerò l’incarico e penso non mi vedrà mai più. Ho grandi progetti per il mio futuro.

*Ex assessore provinciale e attualmente alla guida di Secal
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