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Enrico Muttoni 7 gennaio 2015
L'opinione di Enrico Muttoni
Gas di città, a pensar male si fa peccato...


La notizia dell’imminente inizio dei lavori per la costruzione della rete urbana del gas ad Alghero è stata annunciata dai media con la consueta enfasi. La novità è di quelle che solitamente vengono indicate come più che positive, un segno del progresso, un calcio all’arretratezza, un aiuto per sollevare la città e la regione al livello di quelle del continente. Alzi la mano chi, per migliorare la propria vita quotidiana o le prestazioni della propria attività lavorativa, abbia mai sentito la necessità della rete del gas. Eppure si parla di un progresso, prima ancora di sapere, per esempio, quanto costerà, all’utenza, questo tipo di fornitura, tenuto conto che i costi della conversione degli apparati e degli allacci saranno a spese dei consumatori.

Alghero si sta quindi dotando di una infrastruttura importante: ma è il momento opportuno? La situazione demografica è sconfortante. La città invecchia, i giovani emigrano, le case vuote si contano a migliaia, le famiglie non si formano: qual’è la vastità del bacino di utenza? Una cosa è sicura, che non si potrà allargare. Una considerazione che, da sola, dovrebbe far riflettere sulla validità dell’investimento. Non solo: la rete distributiva del gas in bombole andrà forzatamente mantenuta, per le numerose realtà non raggiungibili dalla rete. Il gas “di città” andrà quindi a far concorrenza nel prezzo a quello in bombole, che aumenterà di prezzo. Una lucrosa concorrenza fittizia. Il gas utilizzato sarà il GPL (propano + butano), da emungere da tre depositi periferici ad Alghero. Da dove, e come verrà portato il GPL fin lì, non si è saputo: ma non è una condizione priva di problemi per la sicurezza.

Eccoci dunque di fronte all’ennesima mistificazione: uno strumento di lavoro presentato come attività produttiva. Le reti infrastrutturali, energia, trasporti, informatizzazione sono utili e necessarie se esiste un numero tale di utilizzatori che le richiedano, a fronte di un progetto di sviluppo produttivo e occupazionale. Qualcuno sa indicare quale politica di sviluppo produttivo e occupazionale sia stata elaborata dalle amministrazioni di ogni livello? In quale settore? Agricolo, industriale, manifatturiero, turistico? Sono parole che si odono, a bassissima voce, solo in campagna elettorale, e dimenticate il giorno dopo le votazioni.

La brutta sensazione è che ci si trovi davanti ad un’altra spendita di finanziamenti attivata solo perché questi esistano, o peggio, perché il deserto delle idee è davvero tale. Un dejà vu che gli algheresi, cittadini non privi di difetti, comunque non meritano. Si verrà dunque a chiedere al privato di investire nella riconversione, in un momento in cui i consumi sono ai minimi, bisogna mantenere i giovani e nessuno azzarda una spesa, nemmeno per cambiare un’utilitaria vecchia di vent’anni? Chi è stato perseguitato dagli agenti commerciali che hanno proposto a quasi tutti i cambio di gestore elettrico, mi ha capito. Per finire, una curiosa coincidenza vuole che l’importo dei lavori sia di 17 milioni di euro. Per portare i liquami fognari a S. Marco ce ne sono voluti 18. Qualche malalingua potrà insinuare che, dopo accurati studi, qualcuno ha stabilito che queste sono le dimensioni ideali per un raggiro adatto ad una cittadina come la nostra. A pensar male si fa peccato…
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23/5/2016
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