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Alguer.itnotiziesardegnaCronacaInformazione › «Je suis Charlie, una frase simbolo destinata a lasciare un segno»
M.L.P.C. 10 gennaio 2015
«Fino a che punto la Francia, di destra e di sinistra, cattolica o islamica o atea, può sopportare che in nome di una religione si possa annullare con una manciata di pallottole la grande storia della libertà di stampa, non solo in Francia e in Europa ma in tutto il mondo?», questa la domanda che si pone da Parigi Pasquale Chessa, giornalista e direttore di Alguer.it e CagliariOggi.it
«Je suis Charlie, una frase simbolo destinata a lasciare un segno»


ALGHERO - Raggiunto telefonicamente nella sua abitazione parigina, Pasquale Chessa, giornalista e direttore di Alguer.it e CagliariOggi.it, ha risposto alle domande di Costantino Cossu, giornalista della Nuova Sardegna sui terribili fatti di Parigi. Da mercoledì mattina, quando verso le 11,30 un commando armato di terroristi ha fatto irruzione nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo trucidando il direttore e altri tre disegnatori, la Francia, l’Europa e il mondo si sono stretti in un unico credo: Je suis Charlie, Io sono Charlie, siamo tutti Charlie. La mattanza purtroppo è continuata, due poliziotti hanno perso la vita ed è notizia di stasera che i due fratelli protagonisti del massacro, Cherif e Said Kouachi dopo essersi introdotti in una tipografia di Dammartin, paesino a 40chilometri da Parigi, hanno sequestrato il titolare.

Poco lontano, nella periferia est della città, a Porte de Vincennes, un altro uomo, Amedy Coulibaly, si è introdotto in una epicèrie kosher, un piccolo negozio di alimentari ebraico, tenendo in prigionia degli ostaggi, forse aiutato da una complice, Hayat Boumeddiene. Ambedue gli episodi si sono risolti con l’uccisione dei terroristi: le forze speciali di polizia hanno deciso l'attacco che è stato quasi simultaneo. Due blitz praticamente contemporanei: i due fratelli Kouachi sarebbero stati uccisi dalle forze speciali, così come il killer asserragliato nel negozio Kosher, Amedy Coulibaly. In tutti e due i blitz sono stati liberati gli ostaggi, e purtroppo tra quelli del negozio kosher ci sono quattro vittime.

Due giornate di fuoco e sangue che hanno reso l’aria nella capitale francese irrespirabile e densa di paura. Pasquale Chessa in questi giorni ha potuto toccare con mano questo pesante clima: «In Place de La Republique (durante la manifestazione spontanea dei cittadini al grido di “Je suis Charlie”) erano presenti tutte le generazioni, tutti insieme per difendere la democrazia, con compostezza, senza rabbia e con grande determinazione. Ora si pone il problema del ritorno di fiamma, come dicono i francesi. Sul quotidiano “Liberation”, voce della sinistra modello Sessantotto, il presidente delle organizzazioni musulmane confessa che per la prima volta ha chiesto alla moglie, che porta il velo, di fare attenzione per strada. Non è una frase gradevole».

Il giornalista del quotidiano regionale chiede a Chessa un parere su come ne uscirà, se rafforzata, la destra di Le Pen: «E’ probabile, nel breve termine. Sulla lunga durata invece, i contorcimenti del razzismo temperato di Marine Le Pen potrebbero scontrarsi con una situazione politica internazionale destinata a portare l’Islam moderato a confrontarsi con le ripercussioni dell’Islam armato”. Poi Chessa continua: “Fino a che punto la Francia, di destra e di sinistra, cattolica o islamica o atea, può sopportare che in nome di una religione si possa annullare con una manciata di pallottole la grande storia della libertà di stampa, non solo in Francia e in Europa ma in tutto il mondo?».

L’intervista si conclude con una riflessione sulla nuova fatica di Michel Houellebecq, “Soumission” (Sottomissione). Il romanziere francese, ora sotto scorta e in lacrime per Bernard Maris, l’editorialista di Charlie Hebdo rimasto ucciso nel massacro di mercoledì, nel suo libro, a cui proprio il giornale satirico parigino aveva dedicato la sua ultima copertina, ipotizza per il 2022 una Francia dove il nuovo presidente è il candidato di Fratellanza Musulmana. Da qui grandi cambiamenti: le donne smettono di lavorare, via le gonne corte, materialismo e laicità diventano principi contro il vivere moderno. Ma sarà grazie a questo che verranno riconquistati un nuovo entusiasmo e nuovi ideali. «Insomma, Houellebecq, grande nemico del multiculturalismo, immagina un lieto fine islamico. Geniale. Paradossale. La strage di Charlie Hebdo però ci costringe a leggerlo di nuovo nella sua versione più catastrofista e antimoderna: per lui l’Islam è la più grande minaccia per l’umanità. Il suo nuovo romanzo oggi fa pensare più di prima».

Nella foto: l’ultima copertina di Charlie Hebdo
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