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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniAmbienteUn sardo su tre vive in un sito contaminato
Vincenzo Migaleddu 9 marzo 2015
L'opinione di Vincenzo Migaleddu
Un sardo su tre vive in un sito contaminato


La Sardegna e la Campania sono le regioni dove si registrano le aree contaminate più vaste (in totale 445,500 ettari in Sardegna e 345,000 ettari in Campania). In Sardegna 41 comuni sono compresi nei due Sin individuati di Porto Torres/Sassari e Sulcis Iglesiente/Guspinese. Poco più di un sardo su tre vive in un sito contaminato (contro una media italiana di uno su sei). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità in 44 Sin si sono riscontati 10 mila decessi per tutte le cause e 4 mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. E' una prima conferma del fatto che questi 44 Sin realmente rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente.

Con il D.Lgs 152/06 (che ha sostituito con la Parte IV – Titolo V, il DM 471 del 1999) vengono individuate le aree da inserire tra i “siti di bonifica di interesse nazionale”(in acronimo Sin) sulla base di criteri di ordine sanitario, ambientale e sociale; viene inserito in un SIN un sito nel quale i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), determinati con l’applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all’allegato 1, alla parte quarta del presente decreto, sulla base dei risultati del piano di caratterizzazione, risultano superati. L’estensione di 445,500 ettari in Sardegna, come nel resto della penisola, corrisponde all’estensione dei territori comunali compresi nel SIN nei quali si segnala la presenza di aree fortemente inquinate per la presenza di sostanze tossico-nocive con elevate concentrazioni di soglia di rischio (CSR) che vanno ad impattare anche sui territori circostanti; le popolazioni comprese nei siti sono esposte a queste sostanze per inalazione o ingestione.

Attraverso la biomagnificazione, queste sostanze tossico- nocive entrano nelle catene biologiche e alimentari, con effetti in un’area ben più vasta rispetto all’estensione del locus di maggiore inquinamento. Va da sé che, da un punto di vista epidemiologico, ciò determina una sottostima del danno sanitario perché si sommano i dati di morbilità e mortalità di gruppi di persone molto esposte e di quelle meno esposte. Nonostante tutto, il dato aggregato per tutti i SIN conferma l’esistenza del rischio sanitario; anche in Sardegna questa regola viene confermata; questo dato dà conto degli effetti che gli impatti sulle varie matrici ambientali determinano sulla salute umana; la scarsa conoscenza di tali tematiche è sconcertante da parte di un Assessore all’ambiente.

Esistono anche i siti inquinati di interesse regionale e locale, gestiti in questo caso dagli enti locali. Secondo i dati di Ispra 2013 basati su quelli delle Arpa, in tutto il paese i siti censiti accertati come potenzialmente inquinati sono 6.027, di cui 4.837 definiti come siti contaminati in seguito al superamento dei limiti di legge previsti dalla normativa di settore. I siti già sottoposti a bonifica risultano essere 3.088, prevalentemente in Lombardia (1300). Il censimento di Ispra rivela che in Sicilia non risultano siti bonificati (sul totale delle 347 aree inquinate), in Basilicata sono 3 (su 316 siti inquinati), in Puglia 4 (su 198), in Sardegna 5 (su 171), in Calabria 7 (su 52), in Umbria 12 (su 64) e nel Lazio 18 (su 71). Si tratta di numeri che si commentano da soli.

* Presidente Isde Medici per l’Ambiente Sardegna
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